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Articolo 12/12/2010

CIÒ CHE UNISCE


Ciò che unisce è certamente più di ciò che divide, e il primo "ciò" - guardando al futuro - va rafforzato con nuovi pensieri, con nuovi impegni e con un maggior coinvolgimento delle nuove generazioni. Nonostante le domande ancora aperte sul suo procedere, il dato dell'unità nazionale fondata su un patrimonio culturale e spirituale che c'era anche prima del 1861, è davanti agli occhi di tutti.
Questa ricchezza già viva nel popolo italiano, ha sottolineato il card Bagnasco aprendo il 2 dicembre a Roma il X Forum del progetto culturale, dev'essere ancor più custodita e coltivata dalla società in tempi di incertezza, mentre da parte dello Stato "sarebbe miope ed irresponsabile attentare a ciò che unisce in nome di qualsivoglia prospettiva". La Chiesa e i cattolici, in Italia, hanno dato voce e contributo a questo patrimonio comune, tanto da essere definiti dal Presidente della CEI "soci fondatori del Paese".
C'è anche un piccolo particolare a confermare l'antico impegno: nella stessa giornata in cui si apriva il Forum sull'unità, all'ambasciata di Italia presso la Santa Sede e alla presenza del Presidente Napoletano, veniva presentato un volume sui 150 anni del quotidiano "L'Osservatore Romano". Un giornale in cui si è riassunto e si riassume ancora oggi la voce di libertà e verità che la Chiesa e i cattolici hanno levato per tenere viva la coscienza dei valori comuni, della propria identità culturale. Voce e impegno per il bene comune in un confronto leale con tutte le componenti culturali e politiche del Paese.
Il metodo del dialogo ha portato nella storia italiana a grandi risultati perché in cima a tutti i pensieri delle parti era il bene comune e oggi di questo dialogo fatto di responsabilità e verità si sente tutta l'urgenza. Si parte da qui per realizzare quel "sogno ad occhi aperti" di "una generazione nuova di italiani e di cattolici che sentono la cosa pubblica come fatto importante e decisivo, che credono fermamente nella politica come forma di carità autentica".
Così non resteranno solo un riferimento storico le parole del Presidente della Repubblica a quello della CEI: "Anche dopo la formazione dello Stato unitario - scriveva Giorgio Napolitanto il 3 maggio scorso - l'intero mondo cattolico, sia pure non senza momenti di attrito e di difficile confronto, è stato protagonista di rilievo della vita pubblica, fino ad influenzare profondamente il processo di formazione e approvazione della Costituzione repubblicana".
Erano tempi difficili ma con molta speranza; oggi siamo in tempi difficili ma con poca speranza. Un motivo in più - nella fedeltà alla memoria - per rafforzare il pensiero e l'impegno in un Paese unito più che mai bisognoso di essere amato per crescere e per essere, nella responsabile appartenenza all'Europa, un Paese abitato da quella speranza che non delude.

mons. Gilberto Donnini