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Articolo 21/11/2010
"All'educazione vogliamo dedicare questo decennio": parole chiare quelle dei vescovi italiani, nella consapevolezza che tutti siamo stati educati. Da Dio, innanzitutto che ha dato la sua legge come insegnamento e ha mandato suo Figlio (ce lo ricorda l'Avvento) come maestro. La Chiesa è stata voluta da Gesù come madre e maestra per annunciare a tutti il piano della salvezza e nella sua missione ha il dovere di occuparsi dell'intera vita della persona umana, indicando dove sta l'autentica realizzazione di ogni uomo e di ogni donna. Questa è l'opera educativa che, quindi, ha insieme contenuti umani e spirituali.
Con l'educazione la chiesa propone tanti valori che sono autenticamente umani, ma questi valori non sono tutti uguali e sullo stesso piano: ce ne sono tre al disopra di tutti, perché ritenuti irrinunciabili, nel senso che o sono accettati insieme, o cade la proposta cristiana. Sono il rispetto per ogni persona umana dal suo inizio al suo termine, l'unione tra l'uomo e la donna fondata sul matrimonio, la libertà religiosa. Affermare questi è fare educazione. "Chi educa - si legge negli Orientamenti da poco pubblicati - è sollecito verso la persona concreta, pronto a farsene carico con amore e premura costante": e questo dice l'orizzonte entro il quale si colloca il prendersi cura, mediante l'istruzione, il lavoro, la casa, l'assistenza nella malattia, ecc.
Nell'opera educativa la Chiesa fa cultura, contrapponendosi, ad esempio, al nulla in cui spesso si vive: risultato di un modo di fare educazione in cui chiamare il bene ed il male con il loro nome e aiutare a distinguerli, corrisponderebbe a un condizionamento della libertà perché - si dice - si dovrebbe essere neutrali, limitandosi a dare solo alcune informazioni.
L'educazione della persona, inoltre, è resa particolarmente difficile dalla prevalenza che è stata data ai sentimenti e alla spontaneità perché nella persona il mondo delle emozioni - pure importante - non può fare a meno della razionalità, la sola capace di dare un senso all'esistenza e di orientare le scelte nella direzione che costruisce effettivamente la persona umana.
Da non trascurare, tra le difficoltà educative, sono, per esempio, l'insicurezza degli adulti nel proporre obiettivi credibili sui quali vale la pena di costruire l'esistenza, la crisi di identità del primo nucleo educativo che è la famiglia, come anche la sottovalutazione del valore educativo della parrocchia e delle realtà ecclesiali.
Di fronte a questa situazione la comunità cristiana offre la sua proposta educativa "il cui obiettivo fondamentale - scrivono i vescovi - è promuovere lo sviluppo della persona nella sua totalità, secondo la grandezza della vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino". Questo progetto si concretizza nello sviluppo di tutte le dimensioni della persona, quelle spirituali e quelle fisiche, secondo gli insegnamenti del vangelo e nella prospettiva della vita della società di cui è membro, diventando così capace di vivere la fraternità universale e il bene comune.
mons. Gilberto Donnini