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Articolo 14/11/2010

L'OPERA PIÙ BELLA


La questione della vita rientra a pieno titolo nell'opera educativa perché la sua accoglienza, la sua promozione, la sua tutela sono fondamenti dell'esistenza come viene proposta dal Vangelo. Ne sono convinti i vescovi italiani che scrivono, nel messaggio per la 33° Giornata della vita: "Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle giovani generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto".
L'opera educativa è sempre un impegno che vede coinvolti diversi educatori: genitori, innanzitutto, sacerdoti e religiosi, catechisti ed animatori, insegnanti e formatori. Pur con competenze diverse, ogni battezzato ha ricevuto una personale chiamata per l'edificazione e la crescita della comunità e questo fa sì che nella Chiesa ogni sforzo abbia carattere comunitario.
La Chiesa è comunità educante: un'idea centrale anche nei recenti "orientamenti" dei vescovi italiani per il prossimo decennio sull'educazione. Infatti, la complessità del discorso educativo spinge ad impegnarsi perché si realizzi una vera e propria alleanza tra tutti coloro che hanno una responsabilità educativa.
Ma come lavorare insieme per educare alla pienezza della vita? Intanto occorre che tutti siano consapevoli dell'urgenza di questo impegno e della sua priorità: "con preoccupante frequenza - si nota nel messaggio per la Giornata della vita - la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro".
Il fattore ancora più inquietante è l'assuefazione: fatti gravi di violenza familiare o urbana appaiono normali, non di rado, perchè chi vi assiste è indifferente o incapace di cogliere il grido di chi non può difendersi. La difesa della vita non è un principio "negoziabile", nel senso che non si possono immaginare casi in cui questo possa essere applicato in parte o addirittura sospeso.
A questo si educa (o si dovrebbe educare) in famiglia, in parrocchia, a scuola, nella società. Nessuno di questi ambiti è sovrapponibile, perché ha la sua identità che lo rende complementare rispetto agli altri, però è importante ricordare che l'educazione non è solo trasmissione di valori e di principi, anche se nobili e grandi: è anche testimonianza. Lo sanno i vescovi che pensano con riconoscenza "alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature". Esprimono il loro affetto a quei genitori che, con pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano verso ciò che è giusto e buono; a quei nonni che, si affiancano alle nuove generazioni educandole con sapienza verso ciò che conta davvero. Anche grazie a loro risplende di bellezza il volto della Chiesa maestra di verità e di vita.

mons. Gilberto Donnini