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Articolo 31/10/2010

UNA SCOMMESSA DA VINCERE


L'educazione è una scommessa che si può vincere, se sapremo "ravvivare il coraggio, anzi la passione per l'educare". È la convinzione che percorre gli orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il nuovo decennio, sostenuta dal riconoscimento che sempre nella storia "Dio educa il suo popolo", e dall'eredità proveniente dalle "figure esemplari - tra cui non pochi santi - che hanno fatto dell'impegno educativo la loro missione".
Non ci si nascondono la difficoltà che incontrano coloro che accettano la responsabilità di accompagnare i più giovani nella crescita, con annessi rischi e fallimenti. In un contesto segnato dal disorientamento e dal ripiegamento su se stessi, in cui le generazioni sono sempre più estranee tra loro, la stessa educazione rischia di ridursi ad interventi soltanto funzionali e frammentari. Forse più a causa di adulti che faticano a proporre con decisione ragioni profonde per vivere, che a motivo della fragilità in cui versano i giovani, ai quali - scrivono i vescovi - "vogliamo dedicare un'attenzione particolare".
"Educare alla vita buona del Vangelo" diventa, così, la priorità della Chiesa nel tempo di facebook e dell'Ipod, perché la fede cristiana "è radice di pienezza umana, amica della libertà, dell'intelligenza e dell'amore". E l'iniziativa educativa dei credenti si offre come patrimonio per tutti, finalizzato alla costruzione del bene comune.
Mentre si impegna in questa prospettiva, la Chiesa guarda prima di tutto a se stessa, ponendosi l'obiettivo di diventare sempre più una "comunità educante" con tutta la propria vita, ma, nello stesso tempo, tende una mano verso l'esterno, desiderando stringere "alleanze educative" con tutti quelli che hanno a cuore il futuro della società intera. Perché l'educazione, sembra dire il documento, è la questione su cui sta o cade non solo la permanenza della fede, ma la nostra stessa civiltà.
Alla famiglia, spesso lasciata sola, i vescovi riservano parole di grande fiducia e di sostegno; agli educatori e agli insegnanti, stima e riconoscenza. Non è, però, un discorso settoriale, o un insieme di pacche sulla schiena e buoni consigli: c'è un "cantiere" in cui rimboccarsi le maniche dove "ogni adulto è chiamato a prendersi cura delle nuove generazioni, e diventa educatore quando ne assume i compiti relativi con la dovuta preparazione e con senso di responsabilità".
La meta è un "umanesimo integrale e trascendente", e la strada per raggiungerlo passa dal mettersi alla scuola del vero Maestro e dall'incontrare la persona, nel complesso delle sue esperienze. Si tratta di "ricostruire" le relazioni, aprendole alla stabilità e alla gratuità, e così "educare all'accoglienza dell'altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e al senso della festa, alla sobrietà e alla custodia del creato, alla mondialità e alla pace, alla legalità, alla responsabilità etica nell'economia e all'uso saggio delle tecnologie".
Non si tratta, quindi, soltanto di una ricetta con tutte le soluzioni per la sfida educativa: saranno necessari, si scrive, "ulteriori approfondimenti e sviluppi". Si tratta del primo passo di un cammino lungo ma affascinante dal quale nessuno può e deve sentirsi escluso.

mons. Gilberto Donnini