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Articolo 10/10/2010
La famiglia, le sue difficoltà, le sue speranze, il suo posto nella società sono sempre state e rimangono al centro del pensare e dell'agire della Chiesa. Importante, tuttavia, è conoscere trasformazioni e scenari nuovi perché questo impegno sia sempre più adeguato alle sfide dei tempi.
A Zagabria, dal 30 settembre al 3 ottobre, i presidenti delle Conferenze episcopali europee hanno posto a tema del loro incontro annuale la famiglia e la natalità con l'intento di proporre , attraverso un'analisi della realtà, un percorso di speranza e di fiducia. L'"inverno demografico", come è stato definito, in Europa è particolarmente rigido: i numeri indicano un calo di nascite che è un calo di speranza e la Chiesa prende atto con preoccupazione, ma parte dai dati negativi per indicare una strada verso la primavera, non solo demografica.
Tre le direzioni, differenti ma legate dal filo della responsabilità e della verità: la prima è quella dell'annuncio cristiano, la seconda è quella dell'elaborazione culturale, la terza quella delle scelte politiche per la famiglia.
L'assemblea di Zagabria ha lanciato un messaggio che si unisce a quello dei vescovi della Comunità europea che negli stessi giorni hanno affrontato, insieme con altre chiese cristiane il tema della povertà che tocca inevitabilmente anche la famiglia.
Il primo elemento da cogliere è che la debolezza della fede colpisce una famiglia sottoposta a molti condizionamenti esterni e, quindi, chiede un supplemento di intelligenza e di impegno a quanti desiderano raggiungerla con l'annuncio del Vangelo: occorre far rinascere il desiderio di Dio, di Qualcuno che siede a tavola ogni giorno e con il quale conversare dell'essenziale, della bellezza, della gioia, del senso del vivere, soffrire e morire. E occorre farlo rinascere proprio mentre la cultura dominante è orientata verso la rimozione di Dio dai pensieri e dalle opere con l'arma sottile del relativismo.
A partire da qui, la Chiesa si sente impegnata anche ad offrire un contributo culturale sulla famiglia perché non venga svuotata di significato con un linguaggio dei diritti che spesso nasconde il linguaggio degli egoismi. Da qui l'importanza di cristiani preparati e competenti che sappiano fare della famiglia fondata sul matrimonio un ponte per comunicare con diverse culture e religioni.
Infine, in nome della dignità della persona e di tutte stagioni della sua vita e in nome della verità sulla famiglia, la Chiesa si rivolge alla politica perché prenda maggiore consapevolezza di questo bene, il più prezioso per la società, e sappia compiere scelte efficaci per tutelarla e a promuoverla, anche in tempo di crisi.
Di qui l'appello all'Unione europea, a sostenere iniziative, come ad esempio quelle previste nell'anno di lotta alla povertà e alla discriminazione sociale, che sostengano i paesi membri nell'affrontare problemi sociali ed economici dalla cui soluzione derivano benefici alla famiglia.
Indicazioni che confermano la volontà della Chiesa di stare con amore nella storia d'Europa: un amore che consente di intravedere nel rigido inverno, non solo demografico, i primi segni della primavera.
mons. Gilberto Donnini