edicola - articoli
Articolo 03/10/2010
Quarant'anni fa, domenica 27 settembre 1970, Paolo VI proclamava santa Teresa d'Avila "Dottore della Chiesa". La riformatrice del Carmelo era la prima donna a ricevere questo titolo che la Chiesa riserva a personaggi che si sono particolarmente distinti per dottrina e santità.
Ad una settimana di distanza, il 4 ottobre, un'altra donna, santa Caterina da Siena, era insignita da Paolo VI dello stesso titolo: due donne, così, venivano ad aggiungersi - nello spirito rinnovatore del Concilio e del "Messaggio alle donne" che lo stesso Paolo VI aveva inviato al mondo femminile a conclusione della assemblea ecumenica - alla serie dei trenta Dottori della Chiesa fino allora riconosciuti. Un elenco che si apre , considerando l'epoca in cui sono vissuti, con il più antico, sant'Ilario di Poitiers, fino al più recente (allora) sant'Alfonso de Liguori.
Le due cerimonie di proclamazione del 1970 si sono svolte tutte e due nella basilica di San Pietro. A quella per santa Teresa parteciparono l'allora vescovo di Avila e il preposto generale dei Carmelitani, insieme ad una folta rappresentanza spagnola. Paolo VI, dopo aver pronunciato la formula di proclamazione, seguita dalla preghiera della "Sancta doctora", nell'omelia sottolineò i "segreti" della dottrina di santa Teresa, in particolare dell'orazione, soprattutto mentale.
"Ella ha avuto il privilegio e il merito - aveva osservato il Papa - di conoscerli questi segreti per via di esperienza, vissuta nella santità di una vita consacrata alla contemplazione e simultaneamente impegnata nell'azione, e di esperienza insieme patita e goduta nell'effusione di grandi carismi spirituali. Teresa ha avuto l'arte di esporli questi segreti, tanto da classificarsi tra i sommi maestri di vita spirituale".
La domenica seguente, 4 ottobre, l'altra solenne cerimonia nella ricorrenza della festa di san Francesco, patrono d'Italia insieme a santa Caterina. Evidentemente numerosa la rappresentanza di Siena, con l'allora vescovo Castellano, con bande e sbandieratori che avevano ricreato, nella via della Conciliazione e Roma la festosa atmosfera del Palio di Siena.
Paolo VI, nell'omelia, aveva tratteggiato le linee caratteristiche ed i temi dominanti del magistero ascetico e mistico del nuovo Dottore della Chiesa. "A noi sembra - aveva detto il Papa - che, ad imitazione del glorioso Paolo, di cui riflette talvolta anche lo stile gagliardo e impetuoso, Caterina sia la mistica del Verbo Incarnato e, soprattutto, di Cristo Crocifisso". Dopo aver ricordato l'opera intensa, svolta dalla santa per la riforma della Chiesa, il Papa si chiedeva: "Fu anche impegnata politicamente la nostra devotissima vergine? Sì, senza dubbio , ed in forma eccezionale, ma in un senso tutto spirituale della parola", concludendo che "la lezione di questa donna politica sui generis conserva tuttora il suo significato e valore".
Infine, aveva ricordato il Papa, "non contenta di aver svolto un intenso e vastissimo magistero di verità e di bontà con la parola e gli scritti, Caterina volle suggellarlo con l'offerta finale della sua vita, per il Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, nell'ancor giovane età di 33 anni".
mons. Gilberto Donnini