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Articolo 08/08/2010
I cristiani continuano ad essere discriminati e perseguitati in diversi luoghi del mondo: quasi ogni giorno giungono notizie in questo senso, in particolare dal Medio e dall'Estremo Oriente e dall'Africa. Sembra che il cristianesimo sia, oggi, la religione che paga il prezzo più alto della persecuzione nelle sue forme più diverse, subdole o aperte, dichiarate esplicitamente o praticate con ferma ma silenziosa determinazione e che talvolta assumono - costringendo all'emigrazione forzata - forme di vera e propria "pulizia", stravolgendo il volto di realtà segnate dalla convivenza secolare di famiglie appartenenti a un diverso credo religioso. Si tratta di un fenomeno che, alla fine, impoverisce il tessuto civile e crea le premesse per violenze e conflitti ancora più grandi.
Del resto, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, il Papa era stato chiaro: aveva parlato della persecuzione come di una realtà con cui da sempre i cristiani si devono misurare. Aveva ricordato come le persecuzioni "malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l'integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto". Da sempre è la conversione e la testimonianza l'atteggiamento spirituale essenziale del cristiano nel mondo.
Di fronte alle persecuzioni - non solo quelle del passato, ma soprattutto di fronte a quelle di oggi - la risposta è una ferma, serena rivendicazione della libertà religiosa. E il Papa ha ribadito l'importanza cruciale del tema della libertà della Chiesa, nella storia, ma anche e soprattutto nel mondo di oggi, in cui si parla tanto di libertà, ma nel quale gli spazi dell'autentica libertà rischiano di essere ristretti in mille modi.
La libertà è collegata alla struttura particolare della Chiesa, caratterizzata dal ruolo del Papa: sul piano della realtà storica, della politica e delle relazioni internazionali, dice il Papa, "l'unione con la Sede apostolica assicura alle Chiese particolari e alle Conferenze episcopali la libertà rispetto a poteri locali, nazionali o sopranazionali, che possono in certi casi ostacolare la missione della Chiesa". Assicura, inoltre, "garanzia di libertà nel senso della piena adesione alla verità, all'autentica tradizione, così che il popolo di Dio sia preservato da errori che riguardano la fede e la morale"
Sono le parole centrali del pontificato di Benedetto XVI: la libertà della Chiesa richiama la realtà della comunione. "Questo appare evidente nel caso di Chiese segnate dalla persecuzione , oppure sottoposte a ingerenze politiche o ad altre dure prove. Ma ciò non è meno rilevante nel caso di comunità che patiscono l'influenza di dottrine fuorvianti, o di tendenze contrarie al Vangelo".
mons. Gilberto Donnini