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Articolo 30/05/2010
Di fronte a tante situazioni difficili e dolorose "si constata la maturità della larghissima maggioranza dei fedeli" i quali si attendono che "il problema sia affrontato con decisione per risolverlo e superarlo".
Il Segretario della CEI, mons. Mariano Crociata, nel corso di una conferenza stampa, ha posto "la maturità" come segnale significativo nello sconcerto che la comunità cristiana ha vissuto e vive di fronte ai casi di pedofilia. Un dato che merita di essere tenuto in considerazione, soprattutto alla luce della "questione educativa" che i vescovi italiani hanno posto come punto centrale degli orientamenti pastorali della Chiesa italiana per i prossimi dieci anni, e che sono stati approvati nella recente assemblea generale.
Quella rilavata da mons. Crociata è una maturità con radici profonde nella realtà ecclesiale; una maturità che può essere toccata con mano quando si entra nella vita delle diocesi, delle parrocchie e delle aggregazioni di laici. C'è chi non ritiene interessante la quotidianità della Chiesa e dei cattolici sul territorio, ma così il racconto di una ferita resta fine a se stesso, mentre la gente, che non chiude gli occhi sul male ma neppure sul bene, guarda anche altrove, alla concretezza di tante situazioni e gesti positivi.
La maturità sta in un educarsi ed educare che riconosce la saggezza del taglio dei rami marci ma anche l'insensatezza dell'abbattimento dell'albero intero: ecco la maturità sottolineata ai giornalisti da mons. Crociata. La gente conosce i suoi preti, i suoi parroci, li incontra in chiesa, come nella piazza e sulla strada. E non c'è soltanto un legame di stima e amicizia personale, c'è qualcosa di più profondo che unisce una comunità al proprio parroco, qualcosa che viene da una fede vissuta e pensata., qualcosa che viene da una appartenenza ecclesiale adulta, cioè costruita nella libertà e nella responsabilità.
In tutto questo c'è il frutto di un percorso educativo che, anche nei passaggi più difficili, non si perde nella nebbia del dubbio, non diventa un vicolo cieco: la storia racconta di un percorso dove si intravede un popolo che, anche nelle lacrime, avanza verso Dio.
La maturità si è formata lungo un cammino educativo da percorrere anche oggi "nonostante tutto", perché dietro a questa espressione sta quel desiderio che il Papa definisce "domanda di significato e di rapporti umani autentici, che aiutino a non sentirsi soli davanti alle sfide della vita".
I preti stanno in questo spazio aperto e la gente lo sa, come sa che qualcuno ha sbagliato e deve assumersi la responsabilità del male compiuto. E alla gente non sfuggono i tentativi di provocare una frattura nella Chiesa con un racconto a senso unico del male: prende atto, pensa e decide da quale parte stare, con "maturità".
mons. Gilberto Donnini