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Articolo 25/04/2010

MEDIA E CHIESA


Lunedì scorso ricorreva il 5° anniversario dell'elezione di Benedetto XVI e, seguendo l'invito dei Vescovi italiani, anche a Varese è stata celebrata una Messa in Basilica presieduta dal Vicario Episcopale e molto partecipata, non solo per ricordare questo avvenimento, ma anche per pregare, in questo momento difficile, per la Chiesa e per il Papa sui quali sembrano concentrarsi le "attenzioni" dei media a partire dal problema dei "preti pedofili".
Purtroppo questi ci sono, sono piccoli numeri e vanno adeguatamente e fermamente sanzionati quando riconosciuti colpevoli, come il Papa e la Chiesa stanno facendo da tempo e sono risoluti a fare: Benedetto XVI ne ha dato più volte testimonianza.
Ma forse, nel grande chiasso mediatico di queste settimane, c'è anche dell'altro su cui bisogna serenamente e attentamente riflettere, perché sembra in atto una campagna di dimensioni mondiali che ha come obiettivo la Chiesa e il Papa in particolare.
In una intervista, il fondatore della Comunità di S. Egidio Andrea Riccardi, ha ricordato che questo tipo di campagna non è un fenomeno nuovo: basta tornare indietro, alla seconda metà degli anni '60, dopo l'enciclica "Humanae vitae" di Paolo VI, in cui si condannava la contraccezione. L'ultimo decennio di quel pontificato e i primi anni di Giovanni Paolo II sono stati oggetto di durissime critiche nel sistema della comunicazione, che oggi è ancora più forte e pervasivo.
Si tratta di stagioni differenti - come sottolinea Riccardi - caratterizzate da critiche di carattere diverso che non vanno confuse tra di loro. Però c'è anche un fondo comune: "La Chiesa cattolica, con il suo messaggio, la sua tradizione, la sua pretesa di cambiare l'uomo, risulta ostica nei confronti della mentalità 'liberale', fosse quella rivoluzionaria e anti-istituzionale del 1968, fosse quella neoliberale e radicale dei tempi più recenti".
Tentando di far passare l'equazione - inaccettabile - tra comportamenti riprovevoli di alcuni suoi membri (anche autorevoli) e tutta la Chiesa a partire dal suo vertice, si cerca l'occasione per squalificare una istituzione che per sua natura - quella pasquale che risalta proprio in questo periodo, anche con l'ostensione a Torino della Sindone - non può essere ridotta alle categorie della politica e della comunicazione.
Si tenta, insomma, enfatizzando un crimine come la pedofilia, responsabilità individuale di precisi individui, di minare la credibilità complessiva del messaggio. Che è e resta scomodo: in particolare la dottrina sul matrimonio, l'identità sessuale, la tutela della vita dal suo concepimento al suo termine naturale, sono scomode perché ricordano cose fondamentali che forse si vorrebbe dimenticare, ma che danno all'uomo e alla donna di oggi e di sempre prospettiva e speranza.
L'impegno dunque, ovviamente per i cattolici, ma per l'intera opinione pubblica, è non subire passivamente questo gioco: chiarire il merito, evidentemente, e rendere visibile la solidarietà (come è stato fatto lunedì) prima di tutto al Papa. E, nello stesso tempo continuare serenamente nella testimonianza, semmai con un di più di consapevolezza culturale.
La gente sa cos'è la Chiesa perché la conosce e l'ha vissuta: occorre che i cristiani mostrino in modo diretto ed attraente che vale la pena di esserlo, facendosi presenti personalmente, nella società e nella vita.

mons. Gilberto Donnini