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Articolo 11/04/2010

EDUCAZIONE E SPORT


Giovedì scorso si è tenuta a Varese una interessante iniziativa intitolata "Casa comitato". La presidenza nazionale e regionale del Centro Sportivo Italiano ha incontrato i comitati provinciali del CSI di Varese e di Como che hanno presentato la loro attività e hanno riflettuto sul senso e sul valore del loro impegno educativo attraverso l'attività sportiva.
Un impegno che il Comitato provinciale del CSI di Varese svolge da oltre 42 anni, insieme ad altre realtà che si ispirano ai principi educativi cristiani come, ad esempio, le Polisportive Giovanili Salesiane.
Questo incontro che vuole sottolineare l'importanza del territorio (perché l'iniziativa "Casa comitato" prevede 40 incontri con altrettante realtà territoriali), ci sollecita anche a richiamare il valore e l'importanza che l'attività sportiva può avere anche nel quadro di un cammino educativo che faccia riferimento a saldi valori morali.
Oggi lo sport non riguarda solo l'ambito delle scelte individuali, ma rappresenta un fenomeno di grande rilevanza sociale e culturale, tanto da interessare vaste masse popolari. Appare, quindi, necessario non solo prendere atto di questo fenomeno, ma saperne cogliere, insieme con i rischi, anche i valori e le potenzialità positive.
Un fenomeno che richiede di essere osservato, analizzato e interpretato con la competenza delle scelte sociali ed umane ma - perché no? - anche alla luce della fede, perché questo permette di valutarne la capacità di modellare stili di vita, di rispondere a nuovi bisogni e di coglierne i profili positivi di valore. Può essere, quindi, un servizio prezioso per promuovere la persona umana e la sua vocazione e, nello stesso tempo, nel favorire lo sviluppo di una società umana più serena e solidale.
Il gioco ha un grande valore simbolico perché richiama il fatto che la persona umana non è riducibile soltanto a forza di produzione e di consumo, dal momento che sperimenta dentro di sé un bisogno di gioia e di festa, di creatività e di fantasia, di ricarica interiore e di incontro con gli altri. La libertà che lo sport - mantenuto nella sua dimensione di gioco e non di solo successo o guadagno - mette in rilievo, non rappresenta l'arbitrio di chi pretende di fare ciò che vuole (che, poi, si traduce nel disimpegno sterile) o nell'affermazione prepotente di sé. Anche il gioco si struttura in regole che vanno rispettate con rigorosità e lealtà, ma che sono completamente differenti dalle leggi dell'efficientismo, vero nemico della libertà di essere se stessi.
Certo, il desiderio di ottenere un risultato soddisfacente appartiene alla pratica sportiva, ma quello che deve essere escluso è che la competitività, l'agonismo e lo sforzo siano vissuti "contro" l'altro: si gioca insieme, non contro, in una competizione e lealtà serena.
Ma questo richiede un cammino formativo di grande impegno che costituisce, appunto, la caratteristica di tante società sportive, affiliate al CSI, alle PGS, ecc., che fanno riferimento a questi valori educativi che appartengono al patrimonio cristiano.

mons. Gilberto Donnini