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Articolo 21/02/2010
La Quaresima che inizia oggi è segnata da alcune caratteristiche fondamentali. Innanzitutto un comportamento che pratica la giustizia e l'onestà come un valore in sé, non in vista di alcuni fini da raggiungere, vincendo la tentazione dell'esibizionismo che sembra diffondersi sempre più nella società di oggi, e specialmente nei momenti che preludono ad un importante appuntamento elettorale. Così pure il gesto di carità che contiene un valore in sé perché fa parte della natura di Dio e quindi anche di quella umana (che di Dio è immagine e somiglianza), senza attendersi nessuna ricompensa. E ancora la preghiera - particolarmente raccomandata in Quaresima - fatta con un atteggiamento di riservatezza che evita l'ostentazione, non solo nei luoghi e nelle parole, ma anche nei gesti. E, infine, il digiuno, la rinuncia come occasione per recuperare la consapevolezza di essere liberi e non di essere ammirati o lodati.
Atteggiamenti - la giustizia e l'onestà, il dono, la preghiera, il digiuno - che sono i luoghi comuni del vivere nei quali deve emergere uno stile del cristiano che vince la superbia, l'individualismo, la spettacolarità. Proprio dalla Quaresima (il rito delle ceneri ricorda che noi siamo polvere) viene un invito forte e chiaro a vincere l'ostentazione: quella che emerge nelle relazioni, nelle parole e nei gesti; che ritroviamo nella politica quando lo spettacolo o l'effetto è più importante dei problemi e della verità delle cose; che ricompare quando vince la prepotenza o l'oppressione; che non è distante dai luoghi dell'ingiustizia e dello sfruttamento; che cavalca il pregiudizio e la discriminazione; che cerca nemici nelle persone, sposa forme inutili di consumo e che si accompagna agli sprechi. Insomma, tutte le volte che si dimenticano il limite, il rispetto dell'altro, la giustizia nei rapporti con Dio e con gli altri, l'ostentazione cresce.
Per vincere l'ostentazione, quindi, occorre innanzitutto ritrovare la paternità di Dio, sentirsi a casa in mezzo alle persone, costruire la fraternità. E la fraternità cresce quando cresce il rispetto dei diritti, la ricerca del superamento di ciò che divide, quando non si accetta lo sfruttamento, quando si ama la città facendo nostre "le attese della povera gente" (come diceva Giorgio La Pira). La fraternità cresce nel dono, nella condivisione che fa superare le differenze, le distanze e accompagna l'incontro - tante volte difficile - con chi è nuovo, o viene da lontano, con chi fa fatica, con chi soffre, con chi è solo.
La Quaresima diventa un cammino per ricostruire la fraternità ai piedi della croce: la fraternità cresce nel sacrificio, nella capacità di rinunciare come di attendere, di chi sa dare un valore profondo alle cose, di chi conosce il valore della gratuità. Così a Quaresima diventa un percorso educativo che dalla paura e dalla diffidenza porta all'incontro; è un percorso di tutela dei diritti di tutti, è un percorso di lotta alla povertà e di condivisione.
mons. Gilberto Donnini