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Articolo 17/01/2010
Il terremoto di Haiti che ha causato un numero imprecisato, ma certamente molto elevato, di vittime ha colpito dolorosamente l'attenzione e la coscienza della gente. La notizia di un terremoto - in tempi come i nostri - ci raggiunge in tempo reale e produce un altro terremoto, nel pensiero, nel modo di vedere le cose, addirittura nel considerare il senso e il valore della vita. E c'è il rischio che l'impotenza di fronte allo scatenarsi di spaventose forze naturali produca un senso di evasione, di fuga invece di interrogarsi su se stessi, sulla nostra comune responsabilità non soltanto di cristiani, ma anche e prima di tutto di persone umane.
Certo sorgono anche domande angosciose, perché tutto questo? Dov'è Dio quando la sua creazione sembra che si autodistrugga? E, d'altra parte, questi eventi colpiscono ancora di più quando accadono in luoghi, in situazioni già provate dal dolore, dalla sofferenza, dalla miseria: sembra che piova sul bagnato.
Ma, forse, queste domande non sono poste correttamente perché occorre fare una distinzione: da una parte c'è il Creatore che - lo leggiamo nella Bibbia - guarda compiaciuto la sua opera: "vide quello che aveva fatto ed ecco, era cosa molto buona". Dall'altra parte ci siamo noi , certamente non implicati nello scatenarsi di forze terribili ed incontrollabili, ma sicuramente responsabili di tante altre cose che possono provocare la natura a scatenarsi e a ribellarsi. Lo dicono i recenti dibattiti sul clima, sugli esperimenti nucleari, sui gas nocivi; la spazzatura che invade le strade delle nostre città più belle; l'abuso edilizio che non solo impedisce alla terra di respirare e di produrre, ma che è causa di tragedie devastanti. Tutto questo, che non è buono, non è opera del creatore, è opera di decisioni umane.
E così i poveri diventano ancora più poveri, la natura donata indistintamente a tutti, una volta violata, trova le sue vie di sfogo e si scarica sugli ambienti più degradati e già bisognosi. Crediamo sia inutile interrogarsi sulla qualità antisismica degli edifici crollati ad Haiti e così i paradisiaci Carabi diventano trappola di morte.
Il Creatore non è lontano, assente, indifferente, ma - il recente Natale lo ha confermato - è Dio con noi che partecipa alle nostre gioie e ai nostri dolori, che piange con noi, che condivide la nostra situazione di morte. Ma vuole, chiede il nostro aiuto per salvare l'opera della sua creazione affidata alle mani umane ed è vicino solidale con noi perché il mondo sia accogliente non solo nel momento della sciagura, del disastro totale, ma anche nel rendere più umane le condizioni di vita di tutti.
Vengono alla mente due figure di sante, due Terese: Teresa di Lisieux, intenta a pregare, ad accogliere e a lodare sempre il Signore nel chiuso del convento, e quella di Calcutta, chiamata a vivere gomito a gomito con i più diseredati, nel momento della catastrofe e in quello della bonaccia. Di fronte alla catastrofe c'è assolutamente l'impegno di tutti alla solidarietà e ci si sta mobilitando, ma c'è anche chi aveva compreso che la situazione di Haiti andava aiutata anche prima: mi riferisco a due sacerdoti della nostra diocesi non sconosciuti anche a Varese, don Giuseppe Noli che ha vissuto a Casbeno seguendo i carcerati e poi è partito per aiutare i poveri nell'altro emisfero e don Mauro Brescianini, parroco prima a Golasecca e poi ad Abbiate. Erano e sono là già da prima per dirci che il Signore chiama alla cura, alla vicinanza, alla solidarietà. Sempre.
mons. Gilberto Donnini