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Articolo 10/01/2010
All'inizio d'anno possiamo chiederci quali atteggiamenti potrebbero essere utili, per sostenere il nostro impegno in questo 2010. Intanto, Benedetto XVI ha ricordato che la nostra speranza - o almeno la speranza cristiana - "non fa conto su improbabili pronostici e nemmeno sulle previsioni economiche, pur importanti". Non siamo soltanto in balia di forze misteriose sulle quali non possiamo influire, ma c'è anche qualche cambiamento che può cominciare anche da noi
Con dicembre è arrivato puntuale anche il Rapporto, elaborato dal Censis, sulla situazione sociale del paese; una prima constatazione afferma: "È passato e passa il tempo, in presenza di paure e scampate paure, ma quel 'non saremo mai più come prima' che un anno fa dominava la psicologia collettiva, sembra essersi mutato in un 'siamo sempre gli stessi". Ma se si intravede qualche segno di miglioramento nella situazione di crisi, dobbiamo renderci conto che non avrà effetti immediati perché, ad esempio, l'occupazione non potrà riprendere immediatamente ed anzi, nell'immediato, verranno a mancare altri posti di lavoro. Per cui, afferma sempre il Rapporto, dobbiamo renderci conto che "il futuro non è mai un eterno ritorno all'eguale"
In questo quadro, allora, quali atteggiamenti positivi, alla nostra portata, possiamo mettere in atto per sostenere la speranza? Sono stati suggeriti dall'Arcivescovo nel discorso di S. Ambrogio alla città e ribaditi durante il passaggio dell'anno.
Innanzitutto la solidarietà. Le situazioni di difficoltà economica (come, del resto, tutte le situazioni di difficoltà e necessità) vanno aiutate e sostenute. Ma cosa vuol dire solidarietà? "Spesso - ha detto il card. Tettamanzi - la solidarietà riceve una interpretazione semplicistica: emotivo-sentimentale nell'ambito personale, benefico-assistenziale in quello sociale. Ma, come sottolinea l'enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI …essa ha un ruolo tipicamente sociale e politico. Infatti persegue il bene non solo individuale ma anche specificamente comune". Cioè la solidarietà va letta e interpretata nell'ambito del bene comune per cui non posso dire di star bene davvero se accanto a me c'è qualcuno che bene non sta.
E poi la sobrietà, "come via privilegiata alla solidarietà". Il quadro resta sempre quello del bene comune ed è qui che si capisce meglio il rapporto tra bene comune, solidarietà e sobrietà: la sobrietà riguarda le scelte, i desideri, le aspettative che abbiamo per vedere non solo se sono compatibili con le nostre risorse, ma con quelle complessive, di tutti. Qualcuno dice: ma gli aiuti impoveriscono l'economia perché ci priviamo di risorse che non possono più alimentarla. In realtà se le risorse le diamo a qualcuno che ha bisogno, non è vero che sono sottratte all'economia: vengono rimesse in circolo per cose diverse, di primaria necessità per tutti. Anche il Papa nella Caritas in veritate, ha fatto una affermazione di questo genere: "Nella ricerca di soluzioni della attuale crisi economica, l'aiuto allo sviluppo dei paesi poveri deve essere considerato come vero strumento di creazione di ricchezza per tutti".
Chissà che qualche comportamento un po' più sobrio per me e un po' più solidale per gli altri possa effettivamente aiutare? Un augurio per l'anno che inizia: magari possiamo provarci.
mons. Gilberto Donnini