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Articolo 27/12/2009
Le festività natalizie parlano di Dio che non solo visita il suo popolo, ma sceglie di dimorarvi in mezzo, di condividere le sue gioie e le sue sofferenze. E questa sua venuta capovolge le attese ed i desideri umani: mentre tante volte siamo tentati di ricorrere al denaro, al potere, al piacere come le cose che possono dare successo alla vita, Gesù non viene circondato dall'alone del potere ma nasce in un villaggio semisconosciuto della Palestina ed è una giovane e povera ragazza di Nazaret a dare un corpo umano a Dio-con-noi.
Il papa Benedetto XVI, nell'angelus di domenica scorsa, ha detto che la nascita di Gesù, il Natale "non è una favola per bambini, ma la risposta di Dio al dramma dell'umanità in cerca della vera pace". E lo sguardo non può non andare a Betlemme, un villaggio "così piccolo per essere tra i villaggi di Giuda", però testimone del "grande evento". Dice il Papa: c'è "un disegno divino che comprende e spiega i tempi e i luoghi della venuta del Figlio di Dio nel mondo". Ed è "un disegno di pace, come annuncia il profeta parlando del Messia".
Di conseguenza, Betlemme diventa lei stessa "una città simbolo della pace, in Terra Santa e nel mondo intero". Tuttavia, ai giorni nostri, la città non rappresenta "una pace raggiunta e stabile, ma una pace faticosamente ricercata ed attesa". Il pensiero va al viaggio che Benedetto XVI ha compiuto nel maggio scorso quando ha potuto visitare non solo la città ma anche un campo profughi e attraversare, dalla porta di Rachele, il muro che divide Israele dai territori dell'Autorità nazionale palestinese. Allora ha chiesto di non perdere la speranza, di spezzare la spirale della violenza, di mettere fine ad ostilità che una fine sembrano non averla e di portare pace.
Ha detto il Papa domenica scorsa: "Dio, però, non si rassegna mai a questo stato di cose, perciò anche quest'anno, nel mondo intero, si rinnoverà nella Chiesa il mistero del Natale, profezia di pace per ogni uomo, che impegna i cristiani a calarsi nelle chiusure, nei drammi - spesso sconosciuti e nascosti - e nei conflitti del contesto in cui si vive, con i sentimenti di Gesù per diventare ovunque strumenti e messaggeri di pace".
Il Natale, dunque, non è una favola per bambini, ma porta la vera pace: "A noi spetta aprire, spalancare le porte per accoglierlo. Impariamo da Maria e Giuseppe: mettiamoci con fede al servizio del disegno di Dio. Anche se non lo comprendiamo pienamente, affidiamoci alla sua sapienza e alla sua bontà. Cerchiamo prima di tutto il Regno di Dio, e la Provvidenza ci aiuterà".
mons. Gilberto Donnini