edicola - articoli
Articolo 13/12/2009
La ripetitività è una delle caratteristiche più evidenti del sistema globalizzato delle comunicazioni (e, peraltro, anche di quello dei consumi): la smentita - afferma un vecchio adagio della professione giornalistica - è una notizia data due volte.
Oggi la ripetitività è strutturale: una notizia ripetuta continuamente ed ossessivamente per un breve periodo, nella percezione del singolo utente produce diverse conseguenze. Così un omicidio, ripresentato da diversi angoli di visuale, diventa tanti omicidi producendo un effetto evidente negli utenti della comunicazione: un effetto, nello stesso tempo, di ansia, di preoccupazione ed un effetto di banalizzazione. Se poi alla cronaca (rigorosamente nera) si aggiunge la "fiction" (quelli che una volta si chiamavano gli sceneggiati) con razioni abbondanti di morti ammazzati, la dieta quotidiana che grandi e piccoli ricevono attraverso i media sovrabbonda di un "male raccontato, ripetuto amplificato".
Tutto questo lo ha ricordato con grande semplicità il Papa lo scorso 8 dicembre al centro del suo discorso dell'Immacolata. L'analisi di Benedetto XVI è stata breve ma intensa, mettendo in evidenza un effetto di rassegnazione e di assuefazione, per cui "il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono".
Cosa fare, allora? Nessuna scomunica, nessuna censura; piuttosto un appello alla responsabilità, alla consapevolezza, all'educazione. Si tratta di una risposta più radicale della condanna: serve la "bella notizia" che non è buonismo (come dice qualcuno) o un moralismo di facciata perché la comunicazione ha le sue leggi tecniche che tutti dovrebbero imparare e che ciascuno pensa di sapere già. E la "bella notizia" è Maria che ripete agli uomini e alle donne di ogni tempo: "non abbiate paura: Gesù ha vinto il male, l'ha vinto alla radice liberandoci dal suo dominio".
È un appello alla realtà, ed è questa, in fondo, la caratteristica del cristiano nella moderna "città", nel vortice di tanti meccanismi disumanizzanti, in una specie di grande frullatore che rende tutto precario, frammentario. Ritorna l'appello - che Benedetto XVI ha ripetuto in diverse altre occasioni - a tenere conto, nel mondo di oggi e per muoversi nella società di oggi, non solo dell'ecologia dell'ambiente, ma anche di quella umana.
È la certezza serena, da vivere ogni giorno e conoscendo bene i meccanismi della comunicazione, della "bella notizia" ascoltata, vissuta, testimoniata, messa in pratica: "non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia davvero le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società". Una serenità, cioè, che diventa vita vissuta.
mons. Gilberto Donnini