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Articolo 06/12/2009
Siamo nel mezzo dell'Avvento, "nel ciclo annuale - ricordava il Papa nell'Angelus di domenica scorsa - che presenta tutto il mistero di Cristo, dall'Incarnazione e Natività fino all'Ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore". Possiamo dire che l'atteggiamento che segna questo tempo per il credente è la pazienza; l'attesa della realizzazione delle promesse di bene. Pazienza in vista della liberazione, del "risollevatevi e alzate il capo".
"Chi entra in casa nostra ammiri noi piuttosto che le suppellettili", scriveva Seneca. Come dire, siamo sommersi dalle cose esteriori, dal superfluo: nei media è già la frenesia degli acquisti, nonostante la crisi, ad avere spazio. Nelle nostre strade sono le luci natalizie ad attrarre. Il vangelo dice di stare bene attenti che "i cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita".
Il tempo di Avvento è, dunque, invito a non guardare alla facciata, ma ad andare in profondità, a cogliere il significato interiore. Il mondo, ha detto il Papa all'Angelus, "ha bisogno soprattutto di speranza: ne hanno bisogno i popoli in via di sviluppo, ma anche quelli economicamente evoluti. Sempre più ci accorgiamo che ci troviamo su un'unica barca e dobbiamo salvarci tutti insieme. Soprattutto ci rendiamo conto, vedendo crollare tante false sicurezze, che abbiamo bisogno di una speranza affidabile, e questa si trova solo in Cristo, il quale, come dice la lettera agli Ebrei, è lo stesso ieri e oggi e per sempre".
Cristo "è venuto in passato, viene nel presente, e verrà nel futuro. Egli abbraccia tutte le dimensioni del tempo, perché è morto e risorto, è il Vivente e, mentre condivide la nostra precarietà umana, rimane per sempre e ci offre la stabilità stessa di Dio. È carne come noi ed è roccia come Dio. Chiunque anela alla libertà, alla giustizia, alla pace, può risollevarsi e alzare il capo, perché in Cristo la liberazione è vicina".
Gesù Cristo, ha affermato ancora Benedetto XVI, "non riguarda solo i cristiani, o solo i credenti, ma tutti gli uomini, perché egli, che è il centro della fede, è anche il fondamento della speranza. E della speranza ogni essere umano ha costantemente bisogno". Per il credente, la speranza viene dalla certezza che il tempo non si ferma il venerdì sulla croce e quindi guarda avanti al giorno della resurrezione, ma ogni uomo ed ogni donna sente profondamente di avere bisogno di qualcosa in cui sperare. Qualcosa che dica che la vita ha un senso, che non è un'avventura assurda e, quindi, che vale la pena di essere onesti, impegnati, coraggiosi. Avvento: tempo per risuscitare la speranza, magari anche attraverso qualche anticipazione, piccola ma concreta, di attenzione, di solidarietà, di condivisione verso chi maggiormente sente il peso e la difficoltà della vita. I responsabili del fondo "Famiglia - lavoro" (istituito dal Cardinale per le famiglie in difficoltà) dicono che anche qui, a Varese, le situazioni di precarietà economica per la mancanza di lavoro non solo non sono diminuite, ma aumentano: Natale, Gesù che viene, forse è il momento opportuno per ricordarcene.
mons. Gilberto Donnini