edicola - articoli

Articolo 15/11/2009

UN TEMPO"FORTE"

Distratti da tante proposte pubblicitarie e nello stesso preoccupati per la crisi economica, entriamo nel tempo di Avvento faticando a riconoscerne la dimensione propria della fede cristiana. Eppure l'Avvento è il tempo forte che apre l'anno liturgico con l'invocazione e l'attesa del Signore Gesù, venuta alla quale affermiamo di credere ogni volta che recitiamo il "Credo": "verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti", ricordando sempre la definizione del cristiano che veniva data da San Basilio Magno: "Il cristiano è colui che resta vigilante ogni giorno e ogni ora sapendo che il Signore viene".
Ma oggi possiamo chiederci se i cristiani attendono ancora la venuta del Signore con lo stesso spirito che animava le prime generazioni dei discepoli. E si tratta di una domanda fondamentale per la Chiesa, perché la comunità cristiana è definita proprio a partire da ciò che attende e spera; una domanda ancor più decisiva in una stagione in cui sembra regnare il complotto del silenzio su questo evento che Gesù ci mette davanti come un giudizio innanzitutto misericordioso, ma anche capace di rivelare la giustizia e la verità di ciascuno.
A volte si ha l'impressione che il tempo venga letto secondo una mentalità che appiattisce, come uno scorrere di giorni sempre disperatamente gli stessi, privo di sorprese e di novità essenziali: un eterno presente in cui possono accadere tante cose, ma non la venuta del Signore Gesù. Altre volte, sembra che l'Avvento venga ridotto ad una pura e semplice preparazione del Natale, quasi che si attendesse ancora una venuta materiale di Gesù, come a Betlemme.
In realtà il cristiano ha la consapevolezza che se non c'è la venuta del Signore nella gloria, allora è da compiangere più di tutti gli illusi della terra, e se non c'è un futuro che ha come conclusione la venuta di Gesù, allora anche la fede qui ed ora diventa insostenibile. Un tempo sprovvisto di una direzione, di un esito, di un orientamento, che senso può avere, quali speranze può far nascere?
Dunque, per il cristiano, l'Avvento è un tempo "forte" perché in esso come comunità ecclesiale, cioè in un impegno comune, ci si esercita nell'attesa del Signore alla visione delle realtà invisibili e al rinnovamento della speranza perché c'è una salvezza portata da Cristo, che noi conosciamo, nella remissione dei peccati, ma la salvezza non è ancora sperimentata come vita libera dalla minaccia della morte, della malattia e del dolore.
L'Avvento riporta al cuore del mistero cristiano: la venuta del Signore alla fine dei tempi non è altro che la pienezza, la realizzazione definitiva della resurrezione di Gesù. In questi giorni di Avvento occorre, allora, porsi una domanda fondamentale: sappiamo cercare Dio nel nostro futuro avendo nel cuore l'attesa della venuta di Cristo, come sentinelle impazienti del mattino? Cosa ne abbiamo fatto dell'attesa del Signore?

mons. Gilberto Donnini