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Articolo 15/11/2009

L'AMORE E IL CROCIFISSO


Oggi si celebra in tutte le parrocchie la giornata diocesana della Caritas. Questa preziosa associazione, presente anche in molte comunità del nostro decanato, è la concreta attuazione - nelle situazioni di difficoltà e di bisogno - del comandamento dell'amore che Gesù ci ha lasciato come sintesi del suo insegnamento e, soprattutto, come rivelazione della natura profonda del Dio in cui crediamo, richiamata anche dal Papa nella sua prima lettera enciclica ("Dio è amore").
Certo, specialmente in questo momento di crisi, le richieste sono tante ed onerose (specialmente nel caso di famiglie in cui non entra più neppure uno stipendio) e le risorse a disposizione sono molto limitate: anche il Fondo famiglia-lavoro, istituito dal cardinale lo scorso Natale per venire incontro a queste istituzioni, che pure ha raccolto oltre 5 milioni di Euro, ne ha già distribuiti quattro in pochi mesi (di cui oltre 80.000 nel nostro decanato) mentre era previsto che operasse fino alla fine dell'anno venturo.
Questa giornata, quindi, da una parte diventa un richiamo anche alla generosità (frutto anche di una maggiore sobrietà nelle scelte) dei membri della comunità cristiana e di uomini e donne di buona volontà, d'altra parte ci invita a riscoprire la necessità di educarci a vivere in pienezza il messaggio di Gesù: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati". Dove quel "come io vi ho amati" diventa il criterio il metro di misura della carità, dell'impegno di amore che dobbiamo avere verso gli altri.
Ma dov'è la radice, l'esempio di questo amore? Chi ci dice come, in che modo possiamo amare gli altri come Gesù li ha amati? Credo che questa radice, questo fondamento lo troviamo nella contemplazione della croce di Gesù che fonda l'"amatevi gli uni gli altri".
La contemplazione della croce non solo rivela chi è Dio, la sua profonda natura di amore, ma dice che dobbiamo promuovere ad ogni costo la libertà dell'altro, perché Dio non costringe, non obbliga, non vincola nessuno. Dio non riconosce neanche alle regole che lui stesso ci ha dato (i comandamenti) una forza tale che gli facciano smettere di amarci: anche se queste cose vengono violate, lui ci ama lo stesso, dona gratuitamente a tutti il suo amore.
Invece l'amore protettivo, possessivo, quello che vorrebbe decidere al posto degli altri cosa è bene e cosa è male per loro, vorrebbe proteggerli dai "rischi" della loro libertà. Se accettiamo di amare l'altro rispettando la sua libertà, qualche volta dobbiamo anche noi, come Gesù, lasciarci mettere in croce.
La contemplazione della croce dice che Dio ha una passione per il mondo, per coloro che lui ha creato e la croce non è solo segno di morte, di sofferenza, di sconfitta, ma è il segno eterno dell'amore di Dio per il mondo al quale tutti gli uomini e le donne sono chiamati.
La croce, strumento di morte, dice che Dio è il Dio della vita e muore in croce - dove ha scelto liberamente di salire - proprio perché tutti questa vita l'abbiano e l'abbiano in pienezza. La croce insomma - che qualcuno, un po' improvvidamente, vorrebbe rimossa dalla vista mentre invece ricorda a tutti alcune indicazioni preziose - dice a tutti perché e fin dove dobbiamo "amarci gli uni gli altri".

mons. Gilberto Donnini