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Articolo 19/07/2009
Noi che "sotto il Bernascone" ci viviamo ed operiamo, siamo particolarmente sensibili alle vicende che hanno interessato nei giorni scorsi questo simbolo di Varese. Simbolo perché può essere visto da ogni angolo della città, simbolo per la sua imponenza, simbolo per aver resistito bravamente alle cannonate degli Austriaci - lo abbiamo ricordato in occasione della commemorazione della battaglia di Biumo - le quali hanno lasciato solo qualche piccola traccia che resta a memoria del fatto e, soprattutto, della saldezza della costruzione.
Ma questo simbolo, nonostante la solidità "granitica" - tutte le parti esterne sono fatte di questo materiale - data dall'architetto Bernascone, risente del passare degli anni. Ai tempi del Prevosto mons. Alberti è stato fatto, è vero, un restauro, ma ormai da quella data sono passati più di trent'anni.
E quindi nella tarda serata di domenica 5 luglio , mentre pioveva a dirotto - un fenomeno purtroppo sempre meno raro a Varese - un frammento di granito si è staccato ed è caduto in strada: per fortuna l'ora era avanzata e non c'era quasi nessuno per strada per cui l'evento non ha causato danni alle persone.
Questo, tuttavia, ha fatto scattare un intervento immediato da parte delle parrocchia di S. Vittore, che ha la proprietà della torre campanaria della Basilica, la quale ha fatto recintare la zona e fermato temporaneamente il suono delle campane, finchè non si fosse fatta una verifica approfondita per accertare che non esistano altri elementi pericolanti, provvedendo eventualmente a consolidarli.
Ma la verifica è andata oltre al "maquillage" esterno e, per ovvi motivi di sicurezza, ha voluto conoscere innanzitutto se, all'origine del distacco, non ci fossero cause di tipo statico: un sopralluogo condotto da un ingegnere strutturista ha accertato che non esistono rischi di questo tipo e, quindi, il campanile conserva non solo l'apparenza ma anche la sostanza della sua solidità. Un'altra analisi è stata condotta da un tecnico per accertare che non ci fossero elementi di incipiente disgregazione dei materiali impiegati per i rivestimenti esterni: ipotesi anche questa esclusa.
Chi è passato, nei giorni scorsi, accanto alla Basilica, avrà potuto vedere all'opera un'autoscala capace di raggiungere l'altezza dei quasi 80 metri del campanile, mentre consentiva ad operai e tecnici di eseguire i controlli. Alcuni elementi sono stati fissati ed anche alcune cerchiature di sicurezza eseguite in passato sugli elementi più grandi (e, quindi, potenzialmente pericolosi) sono state sostituite. Questo lascia pensare che, tra poco, il campanile potrà riprendere le sue funzioni e le transenne essere tolte. Se mai, questo sollecita ad eseguire controlli più frequenti perché il passare degli anni ed anche l'inquinamento non consentono di dormire sonni tranquilli se si lascia passare troppo tempo tra una verifica e l'altra.
Ma qui vengono le dolenti note: questo patrimonio di arte, di cultura e di storia che appartiene alla parrocchia (e non solo a quella di S. Vittore) ma che è anche patrimonio di una città, richiede risorse sempre più ingenti per essere mantenuto. La comunità cristiana, tuttavia, non è un'impresa di restauri o un'azienda edilizia: deve impiegare, ad esempio, tempo, energie ed anche risorse per venire incontro a tante necessità delle persone che si manifestano sempre, ma specialmente in questi tempi di crisi. Le caritas parrocchiali fanno continuamente presente che non sono più in grado di dare risposte, sia pure minime, a tutte le domande che vengono fatte e necessitano di risorse che sarebbe giusto assegnare loro ma che non ci sono. Dobbiamo dire che Fondazioni ed enti pubblici sono anche intervenuti a dare una mano (ad esempio per il restauro di S. Antonio), tenendo, appunto, conto del fatto che si tratta di un patrimonio di tutta la città: ma questo non basta.
Noi, e crediamo tutti i varesini, desideriamo che il Bernascone, le chiese, i quadri, gli affreschi, ecc. risplendano in tutta la loro bellezza, ma questo richiede il contributo di tutti.
mons. Gilberto Donnini