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Articolo 12/07/2009

ESSERE SEGNO NEL MONDO


L'enciclica sociale di Benedetto XVI, tratta dello "sviluppo umano integrale nella carità e nella verità", dilatando il tema della "Populorum progressio" di Paolo VI, della quale ricorda il 40°, ponendo un ulteriore tassello nel quadro dell'insegnamento di questo Papa che non solo ha fatto dei due termini carità e verità il cuore del suo magistero - perché, secondo Benedetto XVI, sono il cuore stesso del cristianesimo - ma ha anche posto in modo radicale il tema di "Dio nel mondo", cioè se il cristianesimo sia soltanto utile o anche indispensabile alla costruzione di un vero sviluppo umano. Il Papa pensa che sia indispensabile e in questo documento dice il perché.
Si tratta, quindi, di un intervento coraggioso perché elimina ogni perplessità sul ruolo pubblico della fede cristiana e sul fatto che da essa derivi una visione coerente della vita, sia pure in concorrenza con altre visioni. Il mondo - secondo questa enciclica - non è solo da accompagnare nel dialogo e mediante una carità senza verità, ma è da salvare mediante la carità nella verità. E per ottenere questo risultato, da una parte ha "riabilitato" Paolo VI e, dall'altra, ha indicato il punto di vista dal quale la chiesa deve considerare i fatti sociali.
Paolo VI non era incerto - come dice qualcuno - sul valore della dottrina sociale della Chiesa e non ha ridimensionato per nulla l'importanza di una presenza pubblica del cristianesimo nella storia. Anzi, dice Benedetto XVI, ha gettato le basi del grande rilancio che, da lì a poco, avrebbe fatto Giovanni Paolo II e quindi non esistono come due dottrine sociali, una prima e una dopo il Concilio, ma - afferma l'enciclica - esiste un'unica dottrina sociale della Chiesa.
Per quanto riguarda la visione teologica da cui partire, il Papa chiarisce che la Chiesa non parte dal mondo, ma dalla fede degli apostoli perché solo così può essere utile al mondo. Questa è la prospettiva centrale di tutta l'enciclica e spiega l'insieme della valutazioni che vi sono contenute.
Che il vero sviluppo - ad esempio - non possa tenere separati i temi della giustizia sociale da quelli per il rispetto della vita e della famiglia; che non si possa lottare per la salvaguardia della natura dimenticando il ruolo della persona umana nel creato; che l'economia abbia bisogno di gratuità e che questa non si deve aggiungere alla fine come un'appendice, ma deve essere interna ai processi economici. Sono valutazioni che l'enciclica prende dal vangelo, ma ritrovando anche (come ha notato qualche commentatore che ha auspicato addirittura per il Papa il Nobel per l'economia) impensate convergenze tra la visione cristiana e i bisogni autentici della società umana..
Il punto di vista centrale dell'enciclica è stato riassunto, nella presentazione dell'enciclica, dal vescovo Crepaldi come la "prevalenza del ricevere sul fare". E torniamo qui al problema di fondo: senza Dio gli uomini sono frutto del caso e della necessità e non possono ricevere nulla. Ma il mondo - il mercato come la comunità politica - ha bisogno di presupposti che esso stesso non si dare: la proposta cristiana resta sempre la stessa.

mons. Gilberto Donnini