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Articolo 21/06/2009
Il comunicato finale dell'Assemblea dei vescovi italiani, pubblicato nelle scorse settimane, conferma che la questione educativa sarà il tema per il prossimo decennio di attività pastorale. E, come è ovvio, si tratta di una questione fondamentale: se, infatti, non si riesce ad entrare profondamente in relazione con le persone, così da provocare in esse quel "risvegliarsi del soggetto" al quale ha richiamato il card. Bagnasco nella sua prolusione, diventa difficile dire parole significative, capaci di orientare lo sviluppo dei singoli e della società. Educare è questo, e si tratta di un compito inesauribile che accompagna l'esistenza di ogni uomo e di ogni donna.
Ma da questo derivano due impegni (ai quali, peraltro, aveva già accennato il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana). Il primo riguarda gli adulti, cioè coloro che hanno responsabilità verso i più piccoli e i più giovani. E questi adulti, oggi, sono un problema, incapaci di proporre modelli ed ideali all'altezza del grande desiderio che prova ogni persona umana, a livello personale e sociale. È sotto gli occhi di tutti, ad esempio, la deriva della vita pubblica, la banalizzazione di una attività grande e determinante come la politica, l'emergenza di interessi piccoli e privati dove ci si aspetterebbe di cogliere tensioni e progetti per la trasformazione della realtà e delle relazioni intorno a noi.
Il secondo è quello di non lasciarsi travolgere dal pessimismo e dalla sfiducia: un pericolo reale. Basta chiedere ai papà e alle mamme, guardare all'interno delle famiglie, rendersi conto delle relazioni e delle sofferenze che abitano le nostre case, per capire che qui si corre il rischio di mollare tutto. Come impegnarsi nella costruzione di relazioni vere, in progetti a lungo termine, come quello di crescere figli in autonomia e libertà, quando manca il tempo della vita insieme, quando le preoccupazioni economiche e il lavoro assorbono le energie più grandi? Quando il messaggio quotidiano che arriva dai media, dalla pubblicità, dai modelli considerati vincenti è rivolto soltanto al benessere personale da raggiungere subito e senza fatica? Un vero imbroglio che non fa che aumentare frustrazioni e senso di impotenza. Qui sta il nodo, da qui arriva la sfiducia, che innesca spirali distruttive.
Il messaggio che viene una volta di più dalla chiesa, da sempre protagonista di un impegno educativo che fa parte della sua missione, è di avere fiducia. Fiducia perché Qualcun Altro ha fiducia nella persona umana e quindi vale la pena giocare la vita anche controcorrente, vale la pena di dedicarsi agli altri più che a se stessi, vale la pena continuare a scommettere sulla bellezza e sulla pienezza dell'esistenza, da scoprire sia pure con fatica.
Se questo la chiesa può dirlo per la sua fede, tuttavia questa testimonianza può diventare lievito per la società, con l'attenzione di cogliere e valorizzare tutti gli elementi positivi, i segnali di attenzione e le richieste che vengono da tutte le parti. Può diventare invito e stimolo alle istituzioni perché tutti svolgano bene il proprio compito: una sintonia, una alleanza educativa senza la quale non si va da nessuna parte.
mons. Gilberto Donnini