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Articolo 31/05/2009

UN PASSO AVANTI


Come procede la costruzione dell'Europa? Pare legittimo chiederselo nell'imminenza delle elezioni europee che si terranno il prossimo 7 giugno. Il progetto sta mantenendo il fascino e, soprattutto, le promesse (pace, democrazia, sviluppo e difesa delle libertà fondamentali) che stanno all'origine del processo di integrazione iniziato nel dopoguerra?
Ci sono, evidentemente, risposte differenti a secondo dei punti di vista con posizioni favorevoli da una parte ed "euroscettiche" dall'altra. E vien fatto di chiedersi: i cristiani da che parte stanno? Con l'Europa integrata, solidale e aperta auspicata da Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II fino a Benedetto XVI, oppure preferiscono schierarsi dalla parte dei contestatori?
L'edificio comunitario è una costruzione politica, dai più parte ritenuta essenziale ed irrinunciabile nell'epoca globale (ce ne accorgiamo in questi momenti di crisi finanziaria), ma di certo migliorabile sotto tanti punti di vista: l'Europa non è un dogma, se mai è una necessità. All'interno delle sue istituzioni si affrontano moltissimi problemi concreti che riguardano i cittadini e si cerca di operare anche al di là delle frontiere dell'Unione: basti pensare a temi che non possono essere tirati in ballo solo quando fa comodo ma devono essere sempre materia di impegno comune, come, ad esempio, l'energia, le migrazioni, i cambiamenti climatici, la recessione economica, la sicurezza e la pace.
Queste politiche talvolta appaiono ispirate da valori alti e da propositi assolutamente condivisibili, in altri casi sembrano indirizzarsi verso un economicismo senza cuore, un relativismo senza radici. "Ma non si faranno svanire queste tendenze ignorandole o criticandole semplicemente dall'esterno. C'è bisogno di un impegno critico dall'interno": un suggerimento che viene dall'Arcivescovo di Dublino e che ha un rilievo particolare in tempo di elezioni e di scelta di coloro che ci rappresenteranno in Europa. Un messaggio, quello dell'Arcivescovo Martin, che appare in linea con il documento di Giovanni Paolo II del 2003 che si intitola Ecclesia in Europa, e con i successivi interventi dello stesso papa e del suo successore.
Il Vescovo di Dublino aggiunge: "I cristiani dovrebbero affermare il loro coinvolgimento nell'Europa e portare senza vergogna il loro contributo all'interno delle opportunità democratiche disponibili". Allo stesso modo, Giovanni Paolo II aveva affermato, nel documento sopra citato, la necessità dell'"apporto di comunità credenti" e "della presenza di cristiani adeguatamente formati e competenti" per dare il loro contributo alla costruzione europea. E mons. Martin, richiamando il mancato riferimento all'eredità cristiana di cui si è molto discusso, aggiunge: "Nell'attuale situazione il modo migliore per opporsi a coloro che minimizzerebbero il significato del contributo cristiano all'Europa non sta nel lamentarsi o gridare per l'assenza di questo riferimento, ma testimoniare il significato per l'Europa di oggi di quei valori perenni che sono sempre stati alla radice del contributo cristiano".
L'Unione europea del futuro, quindi, anche e soprattutto in questo appuntamento elettorale, ha bisogno di un passo avanti dei cristiani, non certo di un loro passo indietro.

mons. Gilberto Donnini