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Articolo 10/05/2009

CARITÀ E VERITÀ


Secondo alcune indiscrezioni carità e verità saranno, con tutta probabilità, le due parole-chiave dell'enciclica sociale del Papa Benedetto XVI, di cui si parla molto. E sono anche la caratteristica di un pontificato che ha proiettato il Papa pellegrino nell'Abruzzo del terremoto ed in Terrasanta. Recentemente Michele Salvati ha rilevato - in un fondo per il "Corriere della Sera" - quanto le iniziative "di carità" della Chiesa (dalla crisi economica al terremoto, appunto) suscitino adesione e consenso, a differenza delle prese di posizione in materia di vita e di morale, il cui esito nell'opinione pubblica risulterebbe, invece, molto più aleatorio. E concludeva: "Non converrebbe alla CEI concentrarsi maggiormente su un terreno, quello della carità, in cui la Chiesa di sconfitte non ne può subire?"
Questa è una tentazione che si ripropone periodicamente, come si ripresenta periodicamente una contrapposizione (magari anche nel dibattito interno alla Chiesa) tra una comunità cristiana attiva nelle opere di carità e un'altra, invece, più concentrata sui principi. Gli anni del dopo Concilio (e chi li ha vissuti se ne ricorda certamente) sono stati segnati da queste discussioni e anche esperienze forti, come quelle sorte in quegli anni in America latina, ne sono state influenzate. Ma la Chiesa ha sempre avuto come riferimento l'insegnamento di S. Paolo che non separa le due cose (di fatto non separabili): "Agendo secondo verità nella carità" (Ef 4,15). La conclusione, quindi, è stata molto esplicita: l'originalità, la caratteristica e la forza di testimonianza del cattolicesimo oggi sta proprio nell'attenzione globale e disinteressata alla persona umana.
Questo, d'altra parte, è sempre stato il fondamento della dottrina sociale della Chiesa e dell'esperienza del "movimento cattolico" che ormai conta quasi duecento anni. E questa è la testimonianza della santità sociale: gli ultimi due secoli sono stati contrassegnati da personalità - preti e laici, frati e suore - attivi e creativi nella vita sociale, capaci di intervenire in modo intelligente e originale nelle emergenze della società, anche le più diverse, proprio in forza di quel "di più" che viene dalla fede e da una visione della persona umana considerata nella sua interezza.
È la realtà di una Chiesa che annuncia ed accompagna, che si riferisce costantemente ad una persona ricondotta ad unità. Certo, non è facile sostenere le ragioni dell'unità in una società che - come dicono molti - è fatta a "coriandoli", che sembra sfilacciarsi e sfrangiarsi da tutte le parti. Eppure questo è il punto, perché non si tratta di una unità astratta, politica o intellettuale, ma parte dalla realtà della vita e della condizione umana. È il profilo di una Chiesa di popolo, attenta a distinguere il vero dal falso, il bene dal male, convinta nell'impegno educativo e, nello stesso tempo, presente in tutte le emergenze, con un annuncio di speranza per tutti: speranza che è, appunto, la terza parola-chiave del magistero e del pontificato di Benedetto XVI.
Crediamo che, anche su questi temi, sarà interessante ascoltare mons. Rino Fisichella, venerdì prossimo alle 18 nella Basilica di S. Vittore.

mons. Gilberto Donnini