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Articolo 03/05/2009
La festa di San Vittore capita, quest'anno, nel momento in cui prevalgono molte preoccupazioni: preoccupazioni per la crisi che rende molta gente insicura circa il proprio avvenire e quello delle proprie famiglie. Preoccupazione per un atto di violenza che ha funestato la nostra città: dei giovani che hanno brutalmente assassinato un altro giovane. Segno di un disagio, di un malessere che colpisce soprattutto coloro che dovrebbero guardare con più ottimismo e fiducia al loro futuro. Un futuro che sembra non solo vuoto, deludente, privo di prospettive, di entusiasmi, di valori che possano dargli un significato, ma proprio per questo esposto anche ai rischi di una violenza che ci porta a perdere per strada pezzi di umanità.
In questo orizzonte tante volte oscuro, in cui sembra che gli elementi negativi prevalgano su quelli positivi, che senso ha celebrare un festa, cosa ha da dire a noi, oggi, la ricorrenza di San Vittore martire e patrono della città di Varese?
Innanzitutto la festa invita a riscoprire il valore della comunità, del rinsaldare quei legami di amicizia e di solidarietà che aiutano molto a superare i momenti difficili. Comunità non vuol dire soltanto ritrovarsi in tanti per bere un bicchiere insieme, per evitare quei momenti di silenzio che, altrimenti, potrebbero portare a domande inquietanti. Che ci sto a fare al mondo, come trovare un senso non precario per tutto quello che sto facendo, quali prospettive rendono la vita degna di essere vissuta?
Comunità significa riscoprire che la vita non si può viverla in pienezza da soli, isolatamente, preoccupati egoisticamente di star bene senza curarsi di quel che succede agli altri, ma, appunto, richiede condivisione, impegno, attenzione, un atteggiamento che rende tutti responsabili di tutti.
San Vittore martire - cioè uno che ha saputo dare la vita per qualcosa che vale - ci ha insegnato a guardare con coraggio all'esistenza, a saper condividere nell'amore l'impegno e il sacrificio che essa richiede ogni giorno. Fede e carità, riferimenti sicuri e sincerità, valori che oggi più che mai non possiamo perdere di vista se non vogliamo essere travolti dal nonsenso o esposti al rischio della violenza. Quello che, forse, abbiamo appreso dai nostri genitori o sperimentato, una volta, nelle nostre famiglie e che - ci accorgiamo - vale la pena di essere riscoperto, magari con fatica e sofferenza.
Festeggiare il nostro santo patrono, significa mantenere vivi questi atteggiamenti, perché ogni uomo ed ogni donna - qualunque sia la sua situazione di partenza - possa trovare le energie e il coraggio per incamminarsi verso la pienezza della realizzazione di ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Insieme potremo guardare avanti con maggiore fiducia, con la consapevolezza che soltanto nello stabilire rapporti buoni con gli altri si potrà trovare quella che S. Paolo chiama "la speranza che non delude". Perché come indica San Vittore, solo nel sacrificio e nell'impegno di tutti i giorni si può arrivare non solo al proprio bene ma al bene di tutti, all'autentico bene comune.
mons. Gilberto Donnini