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Articolo 22/03/2009

CORRESPONSABILITÀ


Il decanato di Varese ha vissuto martedì scorso un intenso momento di chiesa con la presenza in città, presso il Collegio "De Filippi", per tutta la giornata, del card. Dionigi Tettamanzi. Come ripetutamente annunciato, si svolge in questa settimana, in due momenti, la visita pastorale decanale: il primo dedicato a chi opera all'interno della comunità cristiana (i sacerdoti e i membri dei Consigli pastorali parrocchiali) si è, appunto, svolto martedì: al suo arrivo al Collegio "De Filippi", l'Arcivescovo è stato accolto calorosamente dagli alunni della scuola alberghiera che il cardinale ha voluto salutare uno ad uno.
Poi l'assemblea con i preti del decanato - presenti in maniera quasi totalitaria - e, nel primo pomeriggio, l'ascolto di chi ha chiesto di incontrare personalmente l'Arcivescovo. Nel tardo pomeriggio una puntata dalle Suore di Maria Ausiliatrice a Casbeno per recitare la preghiera del vespero insieme con le religiose della città (ne erano presenti circa un centinaio) e, in serata, l'incontro con i membri dei Consigli pastorali parrocchiali. La grande sala da 500 posti del "De Filippi" era strapiena dei membri di questi organismi di partecipazione che affiancano con il loro consiglio i rispettivi parroci. Segno non solo di attenzione, di vicinanza al vescovo della diocesi, ma anche dell'interesse con cui tante persone partecipano ai problemi e alle scelte, qualche volta difficili, a cui sono chiamate oggi tante comunità cristiane.
Se volessimo sintetizzare le indicazioni che l'Arcivescovo ha ritenuto di affidare al nostro decanato, le potremmo riassumere nella parola corresponsabilità. Già molte volte il card. Tettamanzi ha richiamato la necessità di un lavoro svolto insieme secondo un itinerario segnato dalla comunione, collaborazione e corresponsabilità, come quelle realtà che possono non soltanto consentire alle comunità di svolgere un lavoro proficuo, non frammentario e dispersivo, ma anche dare, come chiesa, una "buona testimonianza".
In questa circostanza, però ha voluto sottolineare in particolare l'aspetto della corresponsabilità come l'atteggiamento fondamentale che rende possibili anche gli altri due: sarà una comunione fragile, una collaborazione precaria e a fiato corto, quella che non si basa su un atteggiamento di vera corresponsabilità. Una comunità dove - per usare le parole di Giovanni Paolo II nell'enciclica Sollicitudo rei socialis - "tutti si sentano responsabili di tutti".
Questo primo incontro dell'Arcivescovo con il decanato di Varese ha, quindi, delineato per il noi l'impegno a sentirci partecipi di un progetto in cui ciascuno ha un suo compito, un suo ruolo da svolgere, un contributo da dare: un progetto che non interessa soltanto "gli altri" (chi sarebbero, poi, costoro?), ma che interessa e coinvolge tutti. Un progetto che non prevede soltanto alcune cose da fare o da non fare, alcune strutture da conservare o da cambiare, ma che pone a ciascuno una domanda fondamentale: come trasmettere, oggi, qui la fede?
È su questa sfida, che veniamo sollecitati a cimentarci, una sfida che, a guardar bene, non coinvolge soltanto la chiesa perché credo che oggi ciascuno - credente o non credente - sia chiamato ad interrogarsi circa il senso da dare alla propria vita.
La visita pastorale dell'Arcivescovo si chiude oggi al PalaWhirlpool di Varese alle ore 16 con una grande celebrazione alla quale sono invitati, ovviamente, tutti i cristiani ma che crediamo possa rivestire interesse anche per chi intende porsi domande serie sulla vita.

mons. Gilberto Donnini