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Articolo 08/03/2009

FAR FRONTE INSIEME


La crisi generale che investe l'economia, la finanza e, quindi, anche il mondo del lavoro, è un tema che il Papa ha già affrontato diverse volte. Questo perché è "dovere" della Chiesa riflettere sulle scelte e sugli errori che hanno portato a questa situazione: un dovere che va esercitato "con coraggio e concretezza - come scriveva qualche giorno fa 'L'Osservatore Romano' - senza ricorrere a moralismi, ma motivandolo con ragioni concrete e comprensibili a tutti".
E il Papa lo ha fatto domenica scorsa all'"Angelus", mettendo in primo piano l'attenzione che va data al lavoratore e alle famiglie. Si suppone che la crisi sarà, in qualche modo, un tema della sua prossima enciclica sociale, così come una lettura del fenomeno della globalizzazione. E, nel suo discorso di domenica dopo la recita della preghiera mariana, Benedetto XVI ha guardato al mondo del lavoro e alla crisi che investe tutta la realtà produttiva.
Il Papa ha manifestato la sua preoccupazione per quei lavoratori - tanti - che sono in cassa integrazione, o comunque in situazioni "difficili" (facendo anche qualche esempio concreto) ed ha espresso la sua vicinanza alle famiglie colpite dalla difficoltà. Ma ha poi fatto un appello che va nella direzione di quella lettura della crisi che Benedetto XVI ha già avviato in altre circostanze.
"Desidero esprimere - ha detto - il mio incoraggiamento alle autorità sia politiche che civili, come anche agli imprenditori, affinchè con il concorso di tutti si possa far fronte a questo delicato momento. C'è bisogno, infatti, di comune e forte impegno, ricordando che la priorità va data ai lavoratori e alle loro famiglie". Come dire, bisogna ripartire dal valore di chi lavora perché la prima vittima della crisi è proprio il lavoratore e la sua famiglia. È quello che, tra l'altro, ha indicato anche l'Arcivescovo istituendo un Fondo di solidarietà per le famiglie colpite dalla crisi del lavoro.
C'è dunque bisogno di conversione anche nel mondo del lavoro e della produzione. Infatti, queste parole del Papa prendono un rilievo particolare nel tempo di Quaresima che certamente è tempo di perdono e di penitenza, "tempo di rompere con il peccato, di vincere le tentazioni e porre la fiducia in Dio". Tempo della prova, del deserto, le tentazioni di Gesù, la lotta tra il bene e il male. Di fronte alla prova e alla sofferenza non è difficile trovare chi si lamenta per il silenzio di Dio, ma Dio non è lontano: è accanto nell'angoscia per condividere la stessa angoscia, dicevano gli antichi rabbini. Dio assente, muto, che non parla? O forse non siamo noi i sordi, incapaci di ascoltarlo e di trovarlo?
Proviamo a leggere, attraverso questa riflessione, la crisi e le difficoltà che il mondo del lavoro si trova ad affrontare. È proprio in questa corsa al profitto, al guadagno, al sostituire Dio con altri idoli più materiali che si trova, per Benedetto XVI, la radice della vera e profonda crisi del nostro mondo. Non è, dunque, il silenzio di Dio, ma la nostra sordità che deve interrogarci.
Ecco che tornare a valori come la solidarietà, guardare al bene comune e ad una distribuzione equa dei beni, diventano le strade su cui procedere: "I grandi progetti di riforma non possono realizzarsi compiutamente senza un cambiamento di rotta individuale. Se non ci sono i giusti - ha ricordato il Papa ai parroci romani - non ci può essere neanche la giustizia".

mons. Gilberto Donnini