edicola - articoli

Articolo 15/02/2009

LAVORO E SOLIDARIETÀ


Domenica scorsa nella nostra diocesi, abbiamo celebrato la giornata della solidarietà: una giornata sorta all'inizio degli anni '80 mentre era in atto, in campo economico, una congiuntura negativa e una grave crisi dell'occupazione. L'appello alla solidarietà veniva dalla constatazione dei pesanti costi umani, familiari e sociali che derivavano dal processo di ristrutturazione in atto e dalla congiuntura sfavorevole.
Ci troviamo, in questo momento, in una situazione simile: la crisi finanziaria ed economica rischia di condurre ad una grave recessione con la perdita, annunciata e minacciata, di un numero rilevante di posti di lavoro; invita ancora una volta a soffermare l'attenzione sul valore che il lavoro ha per la persona, per la famiglia e il contributo rilevante che esso offre allo sviluppo e al benessere della società. Quando il lavoro viene a mancare non può non esserci aria di crisi e di preoccupazione.
Dobbiamo riconoscere che spesso il valore del lavoro per la crescita della persona viene spesso dimenticato: si sono affermati atteggiamenti che relegano il lavoro umano e - insieme ad esso - la persona che in questo stesso lavoro dovrebbe realizzarsi, nel ruolo di una cosa tra le altre cose.
Ed è proprio in questo quadro che si inserisce il discorso della solidarietà, tenendo conto delle sollecitazioni dell'Arcivescovo a stili di vita più sobri che consentano di mettere risorse a disposizione anche di qualche gesto di solidarietà e tenendo anche conto della costituzione del fondo "Famiglia-lavoro" che lo stesso card. Tettamanzi ha annunciato la notte di Natale. Un fondo con lo sopo di far fronte alle situazioni di emergenza più gravi delle famiglie che, a causa della crisi presente, si trovano in difficoltà nel far fronte ai propri impegni.
Si tratta - è chiaro - di un gesto simbolico perché l'entità della somma messa a disposizione, sia pure ingente (1 milione di €) non è che una goccia d'acqua nel mare delle necessità che si paleseranno, ma ha anche uno scopo promozionale ed educativo. Promozionale perché vuol essere il primo anello di una catena che ci si augura lunga e consistente per far fronte a bisogni che si prevedono ingenti.
Ma anche educativo perché è più che mai opportuno che si torni a parlare di solidarietà in un clima culturale profondamente segnato da spinte individualistiche preoccupate soltanto di se stesse o della propria categoria, che possono far perdere di vista il criterio del bene di tutti, del bene comune. In questo clima, la solidarietà viene messa in crisi e incontra sempre meno gente disposta a riconoscere che è un bene per il quale vale la pena di impegnarsi, di fare qualche sacrificio.
È questa rinnovata esigenza di solidarietà alla quale veniamo richiamati in questo momento difficile: sappiamo bene - nessuno è così ingenuo da pensarlo - che non è nell'ambito di una sola giornata che potranno trovare risposta problemi infinitamente gravi e complessi. Tuttavia resta pur sempre una occasione per rimotivare un impegno il quale non solo realizza una importante dimensione di ogni persona umana, ma, alla lunga, potrebbe rivelarsi addirittura "produttivo" consentendo - come ha detto l'Arcivescovo a Varese nel recente incontro con gli amministratori locali - anche di rimettere in moto la stessa economia.

mons. Gilberto Donnini