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Articolo 28/12/2008

PRIMA LE PERSONE


Il messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace del prossimo 1° gennaio, dal titolo "Combattere la povertà, costruire la pace", tende a mostrare come il problema della povertà non sia prima di tutto di ordine economico - cioè quantitativo e materiale - ma sia di ordine morale e perfino religioso. "Se la povertà fosse solo materiale, le scienze sociali che ci aiutano a misurare i fenomeni sulla base di dati soprattutto quantitativi, sarebbero sufficienti a illuminarne le principali caratteristiche", ma così non è ed è per questo che la soluzione del problema è molto più complicata e difficile.
Capita, infatti, che ci siano povertà profonde anche nelle società ricche. Sottolineando questo, Benedetto XVI non si riferisce solo alle povertà materiali esistenti anche da noi, ma anche a quelle spirituali: il disagio, la solitudine, l'angoscia, la mancanza di senso pur in mezzo a mille cose possedute, o forse proprio per questo. E questo vuoto, frutto di povertà spirituale, è a sua volta causa di molte povertà , materiali dentro e fuori il nostro mondo.
Come aveva detto nella "Spe salvi" rifacendosi a S. Bernardo, non si può dissodare il terreno incolto avendo un'anima inselvatichita. Così, anche la questione della povertà, che i marxismi di vario genere avevano ricondotto a cause materiali (o "strutturali" come si diceva) viene riportata alla responsabilità morale dell'uomo. Dell'uomo ricco e anche dell'uomo povero: non è, infatti, da trascurare il riferimento del messaggio al fatto che "nelle società cosiddette povere, la crescita economica è spesso frenata da impedimenti culturali, che non consentono un adeguato utilizzo delle risorse".
Anche gli altri temi del messaggio sono affrontati in questa chiave: sono la testa e il cuore dell'uomo all'origine della povertà, e non il contrario, l'uomo non è un prodotto sociale. Anche se condizionato, è lui a far andare le cose in un certo senso, piuttosto che in un altro: l'aborto, la crisi alimentare in corso, la crisi finanziaria nascono da scelte che non sono frutto di anonime strutture impersonali. La crisi alimentare, per esempio, "è caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo, quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni speculativi e, quindi, da carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fronteggiare le necessità e le emergenze".
Le principali proposte del messaggio, quindi, sono nel senso di una nuova assunzione di responsabilità, piuttosto che nella mobilitazione di nuove strutture. Il messaggio nota come "politiche marcatamente assistenzialiste siano all'origine di molti fallimenti nell'aiuto ai Paesi poveri", che "va sgomberato il campo dall'illusione che una politica di pura ridistribuzione della ricchezza esistente possa risolvere il problema in maniera definitiva", e infine che "i problemi dello sviluppo, degli aiuti e della cooperazione internazionale vengono affrontati talora senza un vero coinvolgimento delle persone, ma come questioni tecniche, che si esauriscono nella predisposizione di strutture, nella messa a punto di accordi tariffari, nello stanziamento di anonimi finanziamenti".
Sembra, così, che Benedetto XVI chieda una vera svolta nel senso del realismo: le persone prima delle strutture, condivisione di responsabilità piuttosto che accuse ideologiche, aiuti tecnici ma non solo tecnici, riconduzione sistematica dei problemi innanzitutto alle loro cause umane, ossia morali.

mons. Gilberto Donnini