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Articolo 07/12/2008

IL SILENZIO, MAESTRO ESIGENTE


In una stagione che abbonda - e non solo nei mezzi di comunicazione sociale - di parole gridate, la scelta del silenzio e della riflessione che ci viene suggerita dall'Avvento in preparazione al Natale, potrebbe apparire sterile ed inopportuna: difficile da compiere e ancora più difficile da comprendere.
Il silenzio, tuttavia, è sempre una risposta di dignità che ogni persona può offrire quando nella comunicazione prevalgono la mediocrità e l'ideologia. È un andare controcorrente, un rifiutare quella cultura del consumo e del calcolo che toglie sempre più significato alla fatica e alla gioia dello scoprirsi viandanti con una meta, non smarriti nella complessità. Il silenzio diventa resistenza alla prepotenza del nulla, non una resa e neppure estraneità o indifferenza.
Con queste premesse, c'è chi nel torrente mediatico - e soprattutto in periodi significativi dell'anno, come questo - avverte l'esigenza di una sosta per ascoltare se stesso dopo aver a lungo ascoltato altri. Una pausa non per tagliare il filo di un ragionamento, ma per riprenderlo con motivazioni e contenuti nuovi e più consistenti.
Non una rinuncia timorosa ad attraversare le difficoltà, ma la volontà di capire, di decifrare i messaggi che parole ed immagini producono a grande velocità. La cronaca quasi impone uno sforzo di riflessione tanto più efficace e produttivo, quanto più avviene in una coscienza che si tiene allenata nel distinguere il bene dal male, il vero dal falso, la realtà dall'apparenza. Una coscienza che cerca, incontra e condivide la verità è il luogo dove hanno origine pensieri forti e si concretizzano parole ed impegni grandi.
La stessa questione educativa, trova nel silenzio un maestro, davvero unico, che suscita domande, indica sentieri di ricerca, dice le ragioni della speranza, che va oltre il provvisorio, addirittura oltre il tempo e lo spazio. Un maestro severo ed esigente che non concede fughe dalla responsabilità e chiede di andare oltre i confini dell'opinione più diffusa, per mettersi in ascolto del Pensiero che si è fatto Parola, Persona.
È un maestro severo ed esigente nell'allenarsi all'arte della pazienza - arte dei forti e non dei deboli - che è perseveranza rispettosa e coraggiosa nel proporre cammini iquali, intrecciandosi con quelli che partono dalla ragione, conducono a mete imprevedibili e sorprendenti. Ed ancora, è un maestro la cui voce supera le altre, contro ogni ingiustizia, ogni offesa della vita, ogni falsità e menzogna.
"Io faccio del mio silenzio monastico - scriveva Thomas Merton, di cui ricorre in questi giorni il 40° della morte - una protesta contro le bugie dei politici, dei propagandisti e degli agitatori..".
L'elenco del negativo va anche oltre. Il silenzio ne tiene conto ma, nello stesso tempo, chiede di non trascurare l'elenco del positivo: uomini e donne, ogni giorno, sanno stupirsi e gioire guardando al dono della vita, un dono immenso anche se non ha parole.

mons. Gilberto Donnini