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Articolo 30/11/2008
Domenica scorsa, alla presenza delle autorità, di moltissimi ragazzi e ragazze e di tanti amici - come avrete potuto apprendere dai giornali - è stata inaugurata e benedetta dal Vicario Episcopale mons. Luigi Stucchi una seconda vasca della piscina della società "Robur et Fides".
È stata ricordata la storia di questa società, nata più di cent'anni fa nell'ambito dell'Oratorio della parrocchia di S. Vittore e con l'appoggio dei preti di quel lontano 1902, per consentire a ragazzi e giovani di ritrovarsi anche nell'ambito dell'attività sportiva, integrando così la loro formazione umana e cristiana: non per niente questa società ha preso il nome di "Robur et Fides", cioè Forza, Vigore e Fede. Una associazione che per tutti questi anni ha tenuto fede (appunto) a questo programma, ben conosciuta da tantissimi varesini e che, ancora oggi, svolge un'importante attività, tanto da sentire la necessità di raddoppiare le vasche a disposizione, nella piscina, per le sue attività.
Ma forse vale la pena di notare che questa realtà, sorta e cresciuta in un contesto di chiesa, è stata ed è tuttora diretta ed animata da laici, cioè da cattolici che, attraverso di essa, hanno pensato (e pensano ancora) di svolgere un importante servizio a favore delle persone e della loro educazione.
Facciamo notare questo aspetto perché sembra un'esperienza che potrebbe risultare significativa anche nell'ambito della cosiddetta "strategia pastorale" che la nostra diocesi sta portando avanti. La scarsità di vocazioni, e quindi di sacerdoti, porta a concludere che non ci si può più aspettare che ogni parrocchia possa avere il "suo" parroco ed, eventualmente, il "suo" assistente dell'oratorio: occorre pensare ad una azione pastorale dove il sacerdote avrà certamente il suo compito ma non farà più tutto, come magari avveniva in passato. Si dovranno mettere in comune le risorse (non solo materiali, ma soprattutto umane) perché tante iniziative, tante attività dovranno essere prese in mano da altre persone - religiosi dove ci sono, diaconi permanenti dove ci sono - ma soprattutto laici cristiani.
Si tratta certamente di un cammino di chiesa, da compiere tutti insieme, ciascuno dando il suo contributo, assumendo un proprio ruolo con il coordinamento di quello che è stato definito "il direttivo" della comunità pastorale.
Un'associazione come la "Robur et Fides", evidentemente, va ormai al di là di un ambito soltanto parrocchiale o interparrocchiale ed estende la sua attività a tutta la città, tuttavia il suo legame di origine ed il fatto che si collochi comunque entro l'ottica della chiesa locale, sembra poter costituire un esempio - sia pure iniziale e parziale - di come potrebbe cominciare a configurarsi la nuova realtà indicata dal Vescovo e dai suoi collaboratori.
mons. Gilberto Donnini