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Articolo 09/11/2008

CASA E FAMIGLIA


Come è ormai tradizione, nell'ultima domenica dell'anno liturgico (festa di Cristo Re) e prima della ripresa dell'Avvento, si celebra la giornata diocesana della Caritas: una istituzione benemerita, presente in moltissime parrocchie, che dice l'attenzione concreta delle comunità cristiane di fronte alle situazioni di disagio e di bisogno.
Ma crediamo sia utile, in questa circostanza - proprio perché la carità deve essere "intelligente", cioè tentare di rispondere ai bisogni reali delle persone - riproporre, sia pure in modo molto sintetico, qualche passo del "Settimo rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano". Un documento molto interessante perché viene redatto sulla base dell'esperienza concreta dei centri di ascolto, cioè quelle strutture alle quali si rivolgono in prima battuta coloro che sono in difficoltà e nelle quali si cerca, analizzando i singoli casi, di trovare qualche risposta non precaria o provvisoria.
Per dare un'idea di questo impegno, a Varese, ad esempio, nel Centro di Ascolto decanale si sono tenuti, nel corso dell'ultimo anno quasi duemila colloqui (per l'esattezza 1858), per il 70% con stranieri e, per il restante 30% con italiani.. Che cosa emerge da questi incontri? Ormai da parecchi anni emergono soprattutto due priorità, quella del lavoro e quella della casa che rappresentano per tutti (stranieri o italiani) la condizione indispensabile per condurre un'esistenza non precaria o continuamente assillata dal bisogno.
In particolare, il "Rapporto" si sofferma sul problema della casa, un problema - del resto - ripetutamente richiamato anche dal nostro Arcivescovo. Si nota che il disagio abitativo viene dal fatto che mancano case in affitto e, soprattutto, è insufficiente l'offerta abitativa rivolta alle fasce sociali più deboli (ad esempio l'edilizia residenziale popolare). Le distorsioni del mercato immobiliare vengono messe in relazione con 4 fattori: l'aumento del canone degli affitti, il fatto che i nuclei familiari (ormai spesso composti da una sola persona) possono contare su un unico reddito, l'aumento della povertà collegato a nuove forme di lavoro precarie e con basse retribuzioni e, infine, la domanda abitativa degli immigrati che, a causa degli affitti elevati, si sono talvolta orientati verso l'acquisto della casa.
Proprio tenendo conto delle osservazioni pervenute dai Centri di ascolto, viene sottolineato nel "Rapporto" che il fattore famiglia può essere determinante nello studio del disagio abitativo. Infatti gli operatori dei Centri di ascolto rilevano come la mancanza del supporto della famiglia di origine per gli stranieri o la fragilità e disgregazione della famiglia per gli italiani tolgono alle persone un sostegno estremamente utile di fronte al problema della casa e non solo di quello.
Pur ponendo in atto tutto l'impegno possibile, una soluzione del problema si presenta molto difficile senza un lavoro comune con gli enti e le associazioni (pubbliche e private) presenti sul territorio: si tratta, infatti, di un problema che assai difficilmente potrà essere affrontato - e ancora più difficilmente risolto - senza un impegno coordinato e comune. In particolare si avverte sempre più il bisogno di coinvolgere la comunità sensibilizzandola affinché possa scegliere di mettere a disposizione alloggi a canoni accessibili o possa attivare altre forme di sostegno a quanti vivono il disagio abitativo.
Attraverso queste righe ci facciamo interpreti di questo appello.

mons. Gilberto Donnini