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Articolo 02/11/2008

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI


Proprio oggi si celebra la ricorrenza di tutti i fedeli defunti, una occasione che richiama la nostra attenzione sul grande mistero della morte. In questa giornata ricordiamo le persone che abbiamo conosciuto ed amato, ricordiamo quelli che ci sono stati cari, coloro con i quali abbiamo condiviso una parte (magari importante) della nostra vita e che ora non sono più fisicamente tra noi.
La morte è certamente uno dei più grandi drammi, dei più grandi misteri dell'umanità perché in desiderio di vita è profondamente radicato dentro ogni natura umana, un desiderio che sembra smentito, reso vano dall'esperienza quotidiana della morte. In fondo, la stessa ricorrenza di oggi, ci dice che siamo di passaggio su questa terra.
Nessuno si nasconde che il momento della morte è un momento drammatico e, forse, la commemorazione di tutti i fedeli defunti, riapre in qualcuno ferite vecchie o recenti, suscita ricordi ancora dolorosi e vien fatto di chiedersi come mai, il perché di tutto questo.
La fede non offre facili scorciatoie e non invita ad illusorie rimozioni, anzi prende questo fatto terribilmente sul serio ma, contemporaneamente, offre anche uno spiraglio di speranza. Il credente non è uno rassegnato di fronte alla morte, non la ignora, certamente non la sottovaluta, non si illude di poterla schivare con le sue tecniche e le sue risorse, ma, tuttavia, sa che è possibile andare al di là con l'aiuto gratuito ed onnipotente di Dio e guarda, come suo modello, al comportamento di Gesù.
Con un gruppo di varesini ci siamo recati, nella scorsa settimana, in Siria "sulle orme" di S. Paolo del quale si celebra quest'anno il bimillenario della nascita. E guardando alla figura di Paolo, questo grande testimone della fede cristiana predicata a tutto il mondo, ci si accorge che al centro del suo annuncio sta la figura di Cristo "morto e risorto". Gesù non è indifferente di fronte alla morte: piange di fronte alla tomba dell'amico Lazzaro pur sapendo che stava per farlo risuscitare e quindi il fatto della morte resta per lui un avvenimento drammatico e doloroso.
Ma nello stesso Gesù risorto, che è in grado di ridare la vita anche dopo la morte, abbiamo anche motivo di conforto e di speranza.
La commemorazione di tutti i fedeli defunti sembra una ricorrenza di grande realismo: non ignora o sottovaluta la morte, ma dice anche che in Cristo Gesù può essere superata. Quella del credente è "una speranza che non delude" (come dice S. Paolo) perché in Gesù morto e risorto abbiamo la prova che anche la morte può essere superata.
Questa ricorrenza di tutti i fedeli defunti, mentre vede molta gente visitare i cimiteri dove riposano i loro cari, dice anche che la preghiera che faremo sulle tombe dei cimiteri, i fiori che lì porteremo, non sono un rito tradizionale ma che, alla fine, lascia il tempo che trova: sono soprattutto il segno di una speranza. In Gesù morto e risorto abbiamo la possibilità di sperare che la separazione da coloro che abbiamo conosciuto ed amato non è definitiva perché, nella fede in lui, anche la morte può essere superata.

mons. Gilberto Donnini