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Articolo 01/06/2008

IMMIGRAZIONE E SICUREZZA
Tra decisioni e nevrosi


La sicurezza è stata al centro della campagna elettorale con un consenso trasversale. In particolare, tra i molti aspetti della questione, risalta con grande evidenza proprio il tema della sicurezza quotidiana di fronte alla criminalità più arrogante, di fronte al disordine ordinario. È, quindi, l'ora delle decisioni ma anche delle nevrosi che (curiosamente) sono sembrate correre fuori dell'Italia, sulla linea che dalla Spagna di Zapatero approda al parlamento europeo ad iniziativa socialista.
Ma l'errore maggiore sarebbe buttarla, ancora una volta, in politica perché allora una questione vera - per l'Italia come per molti paesi europei - rischia di diventare un affare ideologico, l'alibi per schiamazzi e contrapposizioni, per eludere, anziché risolvere i problemi. Che è poi quello che tutti ci attendiamo.
In attesa della conclusione dell'iter parlamentare dei primi provvedimenti si può tentare qualche considerazione.
La prima è sul respiro: questioni importanti, problemi strutturali come questo della sicurezza e dell'immigrazione, non possono essere oggetto di politiche estemporanee, della sola rincorsa alle emergenze. Ci vuole una linea che non può essere aprioristicamente "buonista" e neanche astrattamente "rigorista". Le regole, il rigore, la chiarezza sono necessari, sono indispensabili quanto più avanza la complessità, la globalizzazione.
Il punto è che il rispetto delle regole, che giustamente tutti reclamano per zingari ed immigrati, deve cominciare a passare - prima di tutto - da una generale cultura della legalità (come già richiamavano i Vescovi italiani in tempi non sospetti, il 4 ottobre 1991, con il documento Educare alla legalità) e non dalla cultura della furbizia per cui le regole riguardano sempre "gli altri". Se no si ricade nella vecchia storia raccontata dal Manzoni nei "Promessi sposi", l'inconcludente susseguirsi delle "grida", tanto meno applicate, quanto più strillate.
Ed è il secondo tema. Sono necessarie regole condivise che non cambino al cambiare delle maggioranze e non siano sottoposte all'infinita contrattazione nell'applicazione da parte dei diversi attori concorrenti ma che, invece, registrino la cooperazione tra gli attori, dal sistema economico a quello repressivo, alla magistratura, alla politica: ciascuno non solo è chiamato a fare la propria parte, ma deve essere messo in condizione di farlo.
Infine c'è il problema dei valori e dei principi: nessuna politica può avere respiro, nessuna norma può reggere, nessun rapporto di collaborazione può essere avviato, se mancano principi e valori di riferimento. E questi principi e valori noi li abbiamo, scritti nella costituzione, primo fra tutti il rispetto e la promozione dei diritti e dei doveri fondamentali della persona, tutte le persone, a partire dalle più deboli.
Qui si arriva e da qui bisogna partire.

mons. Gilberto Donnini