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Articolo 27/04/2008
Domenica scorsa, 20 aprile, è stata avviata , a 15 anni esatti dalla morte, la causa di beatificazione di mons. Antonio Bello, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. A firmare l'editto che segna l'inizio del procedimento è stato l'attuale vescovo della diocesi pugliese, mons. Luigi Martella e postulatore della causa sarà mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza e vicepresidente della CEI che, negli ultimi anni dell'episcopato di don Tonino, fu rettore del pontificio seminario ragionale di Molfetta.
Scorrendo la cronaca dei funerali di mons. Bello, la sera di 15 anni fa, si colgono già gli elementi della fama di santità che da subito hanno accompagnato la figura di questo pastore buono e generoso. Se l'arcivescovo Magrassi, nell'omelia dei funerali, paragonò la morte di mons. Bello a quella "dei patriarchi e degli antichi padri", sul versante laico il Presidente della Repubblica si fece eco dei sentimenti della gente sottolineando come mons. Bello "rimane ora testimone e profeta di libertà, di giustizia, di pace, di proclamazione dei diritti e della dignità dell'uomo. Rimane il suo incancellabile insegnamento che l'unica legge che può salvare il mondo è quella dell'amore vissuto e pagato con generosità senza limiti".
In don Tonino troviamo una sintesi di preghiera, annuncio della Parola e servizio ai poveri: egli era innanzitutto uomo di preghiera non solo perché trascorreva tanto tempo nella cappella della sede episcopale - e lì elaborava i suoi pensieri e le sue idee - ma anche perché si lasciava attraversare dallo Spirito che gli suscitava inventiva, genialità, vibrazioni di amore e gli dava audacia e forza operativa.
Ma don Tonino era anche uomo della Parola, una parola nuova non solo nei contenuti - peraltro sempre ispirata ad eventi, personaggi e scritti biblici - ma "nuova" anche per l'incisività, la freschezza, l'efficacia, la fecondità. Molti lo hanno conosciuto ed ammirato attraverso le sue parole scritte, senza mai averlo incontrato di persona.
Infine, il servizio ai poveri. Questo aspetto lo ha caratterizzato in maniera particolare: il suo cuore si è fatto attento e le sue mani si sono aperte ad una carità senza limiti verso gli ultimi. Lo stesso progetto pastorale che egli affidò alla diocesi porta come indicazione: "Insieme alla sequela di Cristo sul passo degli ultimi". Quella degli ultimi, per don Tonino, non è stata una scelta pauperistica, ma una via concreta non solo per imitare Gesù, ma anche per incontrarlo e servirlo, perché in essi Gesù si fa presente in modo particolare.
I suoi gesti e le sue parole hanno aiutato tanti a "varcare le soglie della speranza" e lo ha fatto anche con la sua sofferenza. La speranza appare luminosa soprattutto quando don Tonino, immaginando i dolori dell'agonia, si rivolge a Maria e prega così: "Santa Maria, donna dell'ultima ora, disponici al grande viaggio".
Con la causa di canonizzazione, la Chiesa è ora chiamata a dare evidenza a questa fama di santità che ha accompagnato la vita, la morte e questi 15 anni dopo la morte di mons. Tonino Bello.
mons. Gilberto Donnini