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Articolo 20/04/2008

NON ABBIATE PAURA


Nella Messa di suffragio, celebrata il 2 aprile scorso, per ricordare il terzo anniversario della morte di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI lo ha definito "un segno e una testimonianza della resurrezione di Cristo". Secondo il Papa, "possiamo leggere tutta la vita del mio amato predecessore, in particolare il suo ministero pontificale, nel segno di Cristo risorto. Egli nutriva una fede straordinaria in lui e con lui intratteneva una conversazione intima, singolare e ininterrotta. Tra le tante qualità umane e soprannaturali, aveva infatti anche quella di una eccezionale sensibilità spirituale e mistica. Bastava osservarlo quando pregava: si immergeva in Dio e sembrava che tutto il resto in quei momenti gli fosse estraneo. La Santa Messa era per lui il centro di ogni giornata e dell'intera esistenza".
Ritorniamo - anche se dopo qualche giorno - su questo discorso del Papa perché ci sembra di straordinaria attualità in un mondo così tentato dalla sfiducia e dalla disperazione da non riuscire spesso a sottrarsi all'ansia e alla paura. Infatti, Benedetto XVI ha ricordato un'espressione del Vangelo: "Non abbiate paura, voi!". Le parole dell'angelo al momento della resurrezione, rivolte alle donne presso il sepolcro vuoto, "sono state una specie di motto sulle labbra di Giovanni Paolo II, fin dal solenne inizio del suo ministero. Le ha ripetute più volte alla Chiesa e all'umanità in cammino verso il 2000, e poi attraverso quello storico traguardo e ancora oltre, all'inizio del terzo millennio".
"Le ha pronunciare sempre con inflessibile fermezza - ha ricordato il Papa - dapprima impugnando il bastone pastorale culminante nella croce e poi, quando le energie fisiche andavano scemando, quasi aggrappandosi ad esso, fino all'ultimo Venerdì Santo, in cui partecipò (come tanti ricorderanno) alla Via Crucis dalla cappella privata stringendo tra le braccia la croce". E non possiamo dimenticare quella sua ultima e silenziosa testimonianza di amore a Gesù, quando Giovanni Paolo II, in quell'ultimo Venerdì Santo, indicava ai credenti e al mondo il segreto di tutta la vita cristiana.
Il suo "non abbiate paura", ha spiegato Benedetto XVI, "non era fondato sulle forze umane né sui successi ottenuti, ma solamente sulla Parola di Dio, sulla Croce e sulla Resurrezione di Cristo". E, come accadde a Gesù, anche per Giovanni Paolo II alla fine le parole hanno lasciato il posto all'estremo sacrificio, al dono di sé. "Lasciate che vada al Padre": queste sono state le sue ultime parole, a compimento di una vita totalmente tesa a conoscere e a contemplare il volto del Signore.
Un ricordo, quindi, un anniversario che aiuta ad andare avanti e dice quali sono i fondamenti, le risorse dove possiamo trovare fiato e coraggio per affrontare tanti momenti difficili dell'esistenza che, altrimenti, espongono al rischio di lasciarsi cadere le braccia e di dare le dimissioni da ogni impegno serio nella vita.

mons. Gilberto Donnini