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Articolo 13/04/2008

UNA PERDITA SECCA


Nell'arco di poche settimane due congregazioni di Suore da moltissimo tempo presenti a Varese lasciano la nostra città per mancanza di vocazioni: le Suore del Cottolengo di Casbeno che hanno operato per una sessantina d'anni a sostegno delle persone disabili e le Suore Figlie della Chiesa che per oltre quarant'anni hanno tenuta viva l'adorazione eucaristica quotidiana nella centralissima chiesa di S. Giuseppe.
Due istituti che, pur operando in modi molto diversi, hanno però testimoniato con la loro presenza fisica due vocazioni caratteristiche della fede cristiana che si richiamano l'un l'altra. La vocazione alla preghiera, all'adorazione, alla contemplazione, tutte quelle cose che costruiscono la persona umana in un continuo rapporto con Dio ma che non sono fine a se stesse perché, avendo incontrato e riconosciuto l'amore di Dio, si traducono in un impegno concreto a favore degli altri specialmente i più poveri, i più abbandonati, i più bisognosi di vicinanza e di assistenza. Impegno che, d'altra parte, riceve proprio dalla preghiera e dall'adorazione la forza di essere portato avanti con gratuità, con dedizione e con continuità senza lasciarsi smontare dalle difficoltà.
Dobbiamo un ringraziamento grande a queste Suore per il loro impegno ma dobbiamo anche dire sinceramente che, con la loro partenza, la nostra città risulta sicuramente più povera, non tanto di beni materiali ma di chi testimonia in prima persona che è possibile - anzi è bello - dedicare la propria vita a Dio e ai fratelli.
E mentre oggi tutta la Chiesa celebra la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, ci rendiamo conto in prima persona di come sia necessario pregare per questo scopo, proprio perché ci accorgiamo come fossero utili e necessarie queste presenze soltanto quando non ci sono più.
Dobbiamo dire che la partenza delle Figlie della Carità - in coincidenza con la chiusura estiva della chiesa di S. Giuseppe - ci colpisce profondamente perché da sempre tantissimi varesini (e anche molti provenienti da fuori città) erano abituati a considerarle un tutt'uno con la piccola ma bellissima chiesa dedicata a S. Giuseppe.
La presenza di queste Suore si deve ad una intuizione pastorale di mons. Manfredini: uno spazio di silenzio, una possibilità di adorazione, di preghiera e di contemplazione proprio al centro della città che, se erano cose belle ed importanti quarant'anni fa, oggi si rivelano ancor più necessarie per tanta gente presa dall'ansia e dalla fretta, assillata da mille cose da fare e che, invece, può trovare nell'ambiente raccolto di S. Giuseppe un momento in cui tirare il fiato e riacquistare quella dimensione dello spirito che aiuta anche a vivere in maniera più umana.
Siamo fermamente decisi a non perdere questo valore che attrae quotidianamente moltissima gente (come, d'altra parte, pur senza le Suore del Cottolengo, non va perduta l'assistenza ai disabili a Casbeno che viene continuata dall'Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone) e ci auguriamo di essere sostenuti in questa determinazione da tante persone che si rendano disponibili per qualche momento di presenza di fronte al Signore Gesù offerto alla pubblica adorazione in S. Giuseppe.

mons. Gilberto Donnini