edicola - articoli

Articolo 06/04/2008

IL BENE COMUNE FRUTTO DI SCELTE SAGGE


"Un amministratore pubblico non può essere un uomo sventato…Sono convinto che l'uomo interiore sia l'unico uomo davvero ricco, davvero sapiente, davvero libero…I frutti del cuore dell'uomo interiore sono frutti buoni: giustizia, misericordia, comprensione, saggezza, lealtà"
Incontrando per la sesta volta gli amministratori locali della diocesi (a Varese è toccato il 17 gennaio), il card. Tettamanzi ha ripreso la riflessione sull'uomo del cuore proposta in occasione della festa di S. Ambrogio, ricordando che "anche chi è impegnato a servizio del bene comune sul proprio territorio deve dedicarsi al "cuore", perché è dall'io profondo, dall'intimo di ciascuno che nascono le cose migliori o quelle peggiori, i progetti buoni o quelli negativi".
Nel momento in cui vengono esaltate l'efficienza e la rapidità delle decisioni, l'Arcivescovo ha richiamato la necessità di "agire saggiamente", ritrovando la dimensione del silenzio, della contemplazione, dell'interiorità, del dominio di sé, tutti atteggiamenti che "assumono un significato estremamente importante per agire con responsabilità, anzi per agire politicamente con responsabilità".
Alla luce di queste indicazioni, il card. Tettamanzi ha delineato i tratti salienti della "fisionomia interiore" di un amministratore locale: sa fare silenzio e porsi in ascolto, ricerca la sapienza, è abituato a riflettere, non ha paura della propria coscienza, non si autoassolve sempre e comunque, sa porre limiti agli impegni inutili, sa trovare tempo, ama ciò che fa, costruisce la sua città con amore e con intelligenza, non teme l'altro ma cerca sempre la via del dialogo, non si stanca di cercare il bene e il vero, costruisce una comunità di cittadini che assomiglino all'uomo del cuore.
Un amministratore, un politico con queste caratteristiche, sa, allora, "quando deve osare e quando no. Quando deve presentarsi alle elezioni e quando è tempo di passare il testimone. Non si fa travolgere dalle mode del momento, ma, se necessario, sa anticipare i tempi, prevedendo i problemi che verranno". E ancora: "Non ha paura di una coscienza, la sua, che gli indica che sta sbagliando o se ha sbagliato. I politici, anche quando esprimono opinioni fra loro diverse, fanno fatica ad ammettere di aver cambiato idea o di essersi sbagliati. Seguire la coscienza senza sterili dogmatismi e senza assolutizzazioni illogiche, e non la convenienza personale o di parte, è proprio di un uomo sapiente e libero".
Infine, il politico che amministra come l'uomo del cuore "non teme l'altro, non considera nemico chi ha opinioni diverse dalle sue, ma sceglie sempre la via del dialogo". "La sua - ha concluso l'Arcivescovo - non è la politica dell'apparire, della contrapposizione violenta, ma la politica nobile della ricerca del bene comune, che può costruirsi solo con il contributo di tutti, anche di chi la pensa diversamente. Perciò ama il ragionamento, non si concede ad un linguaggio esasperato tanto per fare notizia, ma ha rispetto della parola perché rispettare la parola significa rispettare gli altri, anzitutto i propri cittadini. Ricerca sempre un dialogo leale e coraggioso, senza cedimenti o impuntature inutili; un dialogo "sapiente", che sappia dar conto delle proprie posizioni ascoltando anche quelle degli altri, senza pretendere di possedere la verità, soprattutto in questioni assolutamente opinabili".

mons. Gilberto Donnini