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Articolo 30/03/2008
"Questo paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere".
Parole che hanno attraversato gli ultimi trent'anni della storia italiana e sono ancora vive, anzi hanno ancor più spessore morale, culturale e politico. Aldo Moro le aveva poste al centro di uno dei suoi ultimi discorsi con quella "intelligenza degli avvenimenti" che aveva dato spessore alla sua esperienza culturale e politica.
Oggi, a trent'anni da una tragedia in cui mani assassini distrussero, insieme a quella di Moro, altre cinque vite, si deve ritornare a riflettere su quel "nuovo senso del dovere". Non per contrapporre la stagione dei diritti a quella dei doveri, ma per riaffermare che l'una non può esistere senza l'altra e che soltanto insieme le due stagioni possono risanare la democrazia, riabilitare la politica, realizzare il bene comune.
Si colloca in questa prospettiva il richiamo di Moro a scelte coraggiose e lungimiranti di fronte alle frontiere sociali e culturali che si aprivano: in particolare, aveva colto i segni che anticipavano la crisi profonda nel rapporto tra società e politica, tra cittadini e istituzioni, tra esperienze sociali spontanee e partiti. Ma non ne era affatto scoraggiato perché sapeva che una crisi è un passaggio difficile e sofferto ma non è la fine di tutto.
In questo contesto, la crisi della forma "partito" era ben visibile, ma non ne era angosciato: sapeva che il passaggio al "nuovo" avrebbe richiesto uno straordinario supplemento di pensiero e di anima. Diversamente, si sarebbe spalancata la porta al qualunquismo, all'antipolitica, all'affarismo.
"Al partito forza e struttura - sottolineava - si va sostituendo il partito idea, il partito che accende e utilizza l'intelligenza delle cose nelle masse di popolo sempre più vaste e sempre più partecipi. Quali protagoniste delle vicenda politica. L'intelligenza che può dominare gli avvenimenti forse non è più concentrata in un solo luogo sociale, forse è diffusa in un maggior numero di livelli dell'essere sociali".
Non si trattava, dunque, di cancellare il partito, ma di progettare un altro modo di essere del partito e del suo interagire con la società. La difficoltà e la sfida che Moro coglieva riguardavano le persone, le modalità, i linguaggi, i tempi per mettere in comunicazione i diversi livelli della partecipazione, perché insieme contribuissero alla ricerca e alla realizzazione del bene comune.
Dominare con intelligenza gli avvenimenti è l'eredità di Moro: che non sia politicamente una consegna inattuale dipende sempre più dalle nuove generazioni alle quali, però, le generazioni adulte devono restituire memoria e futuro.
mons. Gilberto Donnini