edicola - articoli
Articolo 23/03/2008
La Pasqua che oggi celebriamo è prima di tutto un fatto, un avvenimento della storia del quale gli apostoli sono stati i testimoni. Dopo averlo seguito durante tutta la sua vita pubblica, dopo averlo ascoltato, dopo aver assistito ai suoi miracoli, dopo averlo tradito fuggendo al momento della sua passione, gli apostoli sono i testimoni di questo fatto decisivo, definitivo di Gesù che è la sua resurrezione.
Un fatto, quindi, un fatto che si può accogliere o rifiutare, ma comunque un fatto di fronte al quale non si può restare indifferenti e noi, nella Pasqua, facciamo memoria di questo fatto: una memoria che, però, diventa anche motivo di speranza per il futuro.
Può sembrare strano che il futuro di ciascuno possa essere, in qualche modo, legato al passato: spesso siamo tentati di credere che il domani sia soltanto qualcosa che ci costruiamo da noi, che ha origine soltanto da una serie di interventi e di progetti nostri sul mondo e sulla storia.
Ma, se guardiamo un po' più a fondo, ci accorgiamo che la nostra vita è sì programmare il futuro, l'avvenire, ma insieme è anche fedeltà a una storia che ci ha preceduto, a un compito che ci è stato assegnato da un altro più grande di noi.
La nostra libertà che guarda avanti verso il futuro è anche fedeltà ad un nome con cui Qualcuno ci ha chiamato al momento del nostro battesimo. E allora, proprio nella memoria di questo fatto di Pasqua ecco che troviamo forza e speranza per un futuro che, tante volte, appare oscuro e minaccioso.
Pasqua dice che noi troviamo il Risorto, il Vivente, accanto a noi in ogni momento della vita. Pasqua testimonia, con il fatto della resurrezione di Gesù, la presenza ormai continua di Dio nel mondo: Dio non è più un Dio estraneo, ma è un Dio presente che condivide tutte le ansie, le aspirazioni, i dolori dell'umanità compresa la morte. È un Dio che, dopo la sua resurrezione, diventa compagno inseparabile di ogni uomo e di ogni donna. E questo è un annuncio di speranza: non siamo più soli ad affrontare le difficoltà della vita. Il fatto di Pasqua dice che Dio, ormai, è sempre presente e le condivide con noi.
Testimoniare tutto questo è compito di ogni cristiano, come lo è stato per gli apostoli: ormai ognuno deve sapere che la disperazione non ha più ragione d'essere, che il peccato è ormai perdonato perché Dio è con lui per sempre.
La Pasqua, allora, il fatto di Cristo risorto, è un invito a liberarsi dall'apatia, dalla debolezza, dalla rassegnazione, dalla sfiducia perché Gesù è davvero risorto ed è vicino a ciascuno che si sforzi di camminare nella verità e nella giustizia.
Ecco, quindi, in che senso la fedeltà al passato, la memoria viva dei fatti del passato, diventa motivo di speranza e di impegno per il futuro.
mons. Gilberto Donnini