edicola - articoli
Articolo 09/03/2008
"Di fatto le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti complessivi della società in cui viviamo, e l'immagine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi di comunicazione, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuove generazioni, per il bene ma spesso anche per il male. La società, però, non è un'astrazione; alla fine siamo noi stessi, tutti insieme, con gli orientamenti, le regole e i rappresentanti che ci diamo, sebbene siano diversi i ruoli e le responsabilità di ciascuno. C'è bisogno dunque del contributo di ognuno di noi, di ogni persona, di ogni famiglia o gruppo sociale, perché la società diventi un ambiente più favorevole all'educazione".
È un passo della lettera che il 23 febbraio Benedetto XVI ha consegnato simbolicamente alla sua diocesi nel corso di un'udienza in piazza S. Pietro.
Stando a questa riflessione, non sembra azzardata una lettura che collega le parole del Papa ai pensieri che si pongono durante il percorso che porterà alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile: intendere e vivere questo tempo come favorevole alla crescita di una coscienza che accetti la sfida di misurarsi con la complessità, è premessa a scelte responsabili, che prendano la distanza dal qualunquismo e dall'indifferenza.
In questa prospettiva di "non resa", uno dei richiami del Papa al compito educativo appare particolarmente intonato al momento: "La responsabilità - scrive Benedetto XVI - è in primo luogo personale, ma c'è anche una responsabilità che condividiamo insieme, come cittadini di una stessa città e di una nazione, come membri della famiglia umana".
C'è subito l'invito a interrogare se stessi perché esiste il rischio, in queste occasioni, di "chiamarsi fuori", per finire nell'illusione che ci sia una scorciatoia che esoneri dall'impegno.
E qui, tornando alla lettera del Papa, l'esercizio si fa più audace, perché egli tenta di collegare l'educazione con la politica, di ritenere educatore l'uomo della politica. Nella storia del nostro paese e del mondo questo esercizio ha visto maturare scelte sagge ed efficaci, ha incontrato volti puliti di uomini e di donne che hanno dato al loro impegno politico un'autorevolezza di straordinario impatto educativo.
"L'educazione - scrive ancora il Papa - non può dunque fare a meno di quell'autorevolezza che rende credibile l'esercizio dell'autorità. Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell'amore vero. L'educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch'egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione".
Questi testimoni mancano, soprattutto ai giovani mancano i volti di una autorevolezza che, nella verità, sia al servizio del bene comune. Di questa assenza non è tuttavia sufficiente lamentarsi: nella lettera del Papa c'è l'indicazione per colmare il vuoto, proprio a partire dall'impegno educativo.
Agli adulti, allora, il dovere non tanto di riproporre un passato, magari per giudicarlo migliore del presente, ma il dovere di ricostruire in se stessi quell'autorevolezza che il Papa indica come servizio per affermare, con la vita più che con le parole, che un mondo migliore è possibile.
mons. Gilberto Donnini