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Articolo 24/02/2008
Ormai tutti avranno letto o sentito dell'annuncio dato dal Sindaco di Varese lunedì scorso durante un'affollata conferenza stampa: l'intenzione cioè di portare anche al Sacro Monte quella che Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, ha chiamato "una opportuna integrazione".
"Affinché il Rosario possa dirsi in modo più pieno 'compendio del Vangelo' - scriveva Giovanni Paolo II - è conveniente che, dopo aver ricordato l'incarnazione e la vita nascosta di Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze dalla passione (misteri del dolore), e sul trionfo della resurrezione (misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della luce)". Misteri della luce che sono una rivelazione del Regno ormai giunto tra noi nella persona di Gesù e che si rivela nel Battesimo di Gesù al fiume Giordano, al momento della trasformazione dell'acqua in vino durante le nozze di Cana; Gesù che annuncia il Regno, la Trasfigurazione (Gesù che appare in tutta la sua gloria) sul monte Tabor, e, infine, l'istituzione dell'Eucaristia che ci assicura della presenza reale di Gesù in mezzo a noi.
Questi misteri, queste occasioni di riflessione e di preghiera, ovviamente mancano sul percorso della "via sacra" che conduce al santuario della Madonna del Sacro Monte, dal momento che la lettera apostolica di Giovanni Paolo II risale soltanto al 16 ottobre 2002.
Con l'iniziativa annunciata dal Sindaco si vorrebbe, quindi, che questa "integrazione" alla preghiera del Rosario - molto vicina al cuore e alla pratica della gente - trovasse una sua collocazione anche in quel monumento di storia, di cultura, di arte e soprattutto di fede che è il Sacro Monte di Varese.
Una iniziativa, tra l'altro, che contribuirebbe al rilancio di questo patrimonio della nostra città, un patrimonio che trova le sue radici non solo e non tanto nella bellezza della natura o nelle risorse messe a disposizione dell'ingegno umano, ma in profonde radici di fede che si sono fatte visibili in quest'opera che prende ed affascina ogni visitatore.
Si sono fatte pietra, pittura, scultura, che si trasformano, poi, in preghiera e parola di adorazione: una materia alla quale, attraverso la fede delle persone, viene infuso uno spirito che esprime l'invisibile attraverso il visibile. Noi chiamiamo tutto questo "arte cristiana", ma dobbiamo riconoscere che è grazia e dono.
Il Sacro Monte è testimonianza viva di questo mistero: lì ogni particolare ha un senso, un significato, un valore simbolico che invita a superare i limiti dell'esperienza, trascinando con sé il desiderio più profondo del cuore umano che tende sempre verso l'infinito e l'eterno.
Facciamo agli artisti che saranno chiamati a compiere questa impresa, l'augurio di poter aiutare ciascuno di noi, con la loro opera ispirata dalla fede, a raggiungere e penetrare il mistero.
mons. Gilberto Donnini