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Articolo 10/02/2008
Questo è il tema scelto dalla Chiesa italiana per la XVI Giornata mondiale del malato che si celebra domani, nel 150° anniversario della prima apparizione della Madonna di Lourdes.
Nella realtà sociale di oggi, la famiglia è attraversata da profonde difficoltà, ma rimane, tuttavia, il luogo di cura per eccellenza, chiamata come è a rapportarsi in prima persona con il malato, con la sua sofferenza, con il suo percorso all'interno della malattia stessa. Bisognerebbe, quindi, cominciare a pensare ad una sanità a misura della famiglia e ad una nuova collaborazione tra famiglia e personale curante.
Negli ultimi anni la struttura della famiglia è notevolmente cambiata: decenni di mentalità culturale e di discutibili scelte politico-giuridiche, l'hanno impoverita ed indebolita. Tuttavia, nonostante le sue fragilità, resta pur sempre un irrinunciabile riferimento affettivo per il malato e, nel caso di una sua impossibilità a comunicare, è spesso l'unico interlocutore dei sanitari. Queste considerazioni, diventano, quindi un richiamo alle istituzioni di cura e a quelle che governano la società a valorizzare un rapporto con il malato fondato sempre più su criteri familiari, ma è anche un richiamo alle stesse famiglie, perché acquisiscano una nuova consapevolezza di sé.
Nella recente enciclica Spe salvi il Papa rammenta che la misura dell'umanità si determina soprattutto nel rapporto con la sofferenza e con i sofferenti ed è proprio la famiglia, primo punto di riferimento del malato, il luogo attraverso il quale può passare in senso più ampio l'umanizzazione di tutta la società.
Tuttavia, la dura prova della malattia può costituire un carico troppo pesante per le famiglie, chiamate a costruire - talvolta a fatica - nuovi equilibri. Ecco perché diventa anche importante il sostegno, l'appoggio e l'accompagnamento della comunità cristiana e, nello stesso tempo, la promozione di una pastorale che aiuti operatori ed ammalati non solo ad una azione concorde per la promozione della salute, ma sia capace di annunciare la speranza anche nei casi più difficili.
Questi, ci sembra, possono essere i "compiti" affidati da questa Giornata a chi si occupa, a diverso titolo, della cura dei malati: innanzitutto promuovere la diffusione dell'accompagnamento nell'ultimo tratto della vita per evitare che i malati cadano in quella logica di annientamento e di morte che si nasconde dietro l'eutanasia.
E poi imparare a "con-solare", nel senso di essere vicini alla solitudine di chi, altrimenti, cadrebbe nella disperazione sostenendo e incoraggiando in tutto questo la famiglia.
mons. Gilberto Donnini