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Articolo 03/02/2008
È il titolo del messaggio dei Vescovi italiani in occasione della trentesima Giornata per la vita che si tiene oggi. E ci si potrebbe meravigliare che la vita sia un tema sul quale la comunità cristiana (ma anche ogni uomo e ogni donna di buona volontà) viene invitata a riflettere e a pregare, perché potrebbe sembrare ovvio e scontato che la vita vada difesa a tutti i costi.
Purtroppo tanti episodi dolorosi, tanti avvenimenti drammatici, dicono che non è così: si toglie la vita (a se stessi e agli altri) con troppa facilità e con troppa incoscienza. Tanti fatti ci dicono che la difesa della vita non è un fatto scontato: magari talvolta lo è per la propria, ma della vita altrui - specialmente di quella più debole e indifesa - tante volte pensiamo di poter disporre come vogliamo.
Perché mentre sembra crescere - almeno a parole o in qualche gesto - la stima per la vita umana, mentre assistiamo a forme di esaltazione della vita, legate alla difesa dei diritti personali e dell'ambiente, esiste però anche un rovescio della medaglia. Servire la vita - scrivono i Vescovi - "significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori…Un figlio si desidera e si accoglie, non è una cosa su cui esercitare una sorta di diritto di generazione e di proprietà".
"Servire la vita significa non metterla a repentaglio sul posto di lavoro e sulla strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale": parole di grande attualità anche considerando gli infortuni sul lavoro e tutta la serie di incidenti che ha funestato la nostra provincia soltanto negli ultimi giorni.
La Giornata per la vita significa, quindi, per tutti un impegno per proclamare di nuovo e con forza la dignità di ogni uomo e di ogni donna e il valore inestimabile della vita; una vita che certamente è affidata alla libertà e responsabilità delle persone, ma è pur sempre e prima di tutto un dono che viene da Dio.
Servire la vita significa che non basta rispettarla e difenderla, occorre anche promuoverla, sviluppando quelle condizioni di pace, di progresso, di solidarietà che permettono a tutti non solo di sopravvivere, ma di crescere.
Quindi ciascuno è chiamato - oggi più che mai - ad operare a favore della vita umana con iniziative personali e comunitarie, con iniziative concrete e generose. L'impegno per una educazione autentica alla sessualità, per la preparazione delle nuove famiglie, un contatto con i malati, un servizio agli anziani soli o abbandonati: sono alcuni degli interventi che possono essere portati avanti in questo quadro.
Rassegnarsi ai fatti e alla cultura di morte, non vuol dire solo lasciar morire le persone, ma vuol anche dire uccidere la speranza.
mons. Gilberto Donnini