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Articolo 20/01/2008
Dal 18 al 25 gennaio si tiene la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani che, quest'anno, celebra il suo centenario, essendo stata istituita nell'ormai lontano 1908. Non si tratta, quindi, di una esigenza che i cristiani - sia pure appartenenti a diverse confessioni - hanno avvertito da ieri: cioè quella di ricercare più i motivi di unità che quelli di divisione, nonostante storiche inimicizie o differenze dottrinali.
Oggi a Varese si tiene, con partenza alle 15 da piazza della Repubblica, una marcia della pace con la partecipazione delle confessioni cristiane presenti a in città e in provincia. Una iniziativa che dice nei fatti come già esistono dei temi sui quali è possibile collaborare e condurre una azione comune: quello della pace, appunto, o, ad esempio, quello della salvaguardia del creato.
Ma crediamo che ci sia oggi anche un motivo in più che rende ancor più necessaria una azione comune: la perdita di una dimensione religiosa e spirituale della vita che si vorrebbe escludere, o perlomeno marginalizzare come un intralcio ad una crescita autentica delle persone.
La protesta scatenata da frange assolutamente minoritarie dell'ateneo romano della Sapienza per una ventilata presenza del papa all'inaugurazione dell'anno accademico, finisce per fare torto alla stessa istituzione universitaria - tra l'altro fondata da una Chiesa tanto "ostile" alla scienza da aver voluto questo ateneo (ma, probabilmente, a qualcuno la memoria fa difetto) - in cui i contestatori affermano di voler approfondire il sapere.
La parola "università" da sempre ha definito un luogo in cui si ricercano tutte le possibili forme ed occasioni per arricchire la conoscenza: escluderne qualcuna per partito preso o perché non è in sintonia con la propria ideologia (oltretutto in nome della "scienza") finisce per fare di questa istituzione una realtà un po' più chiusa, un po' più povera, un po' meno "università".
Questo dice che, alla fine, il problema è sempre quello presentato da Giovanni Paolo II nella lettera enciclica "Fides et ratio" (Fede e Ragione): la fede è un impiccio per la ragione, qualcosa che la mortifica, oppure è qualcosa che può aiutare a cogliere tutte le dimensioni della vita umana, il "perché", quel senso che tante volte rischia di andare smarrito? E, d'altra parte, la ragione è incompatibile con la fede o può aiutarla a meglio approfondirla e chiarirla?
Crediamo che questa sia un'altra "battaglia" alla quale tutte le confessioni cristiane possono dare il loro contributo: quello di aiutare uomini e donne a recuperare il senso religioso della vita, a ridare un'anima ad ogni persona umana.
mons. Gilberto Donnini