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Articolo 30/12/2007
Ci aiuta per qualche riflessione a conclusione di questo 2007 il rapporto annuale Censis, pubblicato qualche settimana fa e nel quale si delinea un'immagine dell'Italia che non è certamente delle più confortanti. Emerge una realtà demotivata, senza identità, senza slanci creativi e, soprattutto con poca di quella speranza alla quale, invece, richiama con forza il Papa nella sua seconda lettera enciclica "Spe salvi".
Viene usata un'espressione forte: si parla addirittura di "poltiglia di massa", dove non ci sono più punti di riferimento e ideali comuni e dove, invece, ciascuno vive alla giornata, in ambiti sempre incerti e senza percorsi comuni.
Un'immagine che fa pensare e preoccupa: è forse anche per questo che non ha avuto grande eco sui mass media perché parlarne vuol dire cercare di ricercarne le cause nell'ambito culturale e sociale nel quale viviamo. Quando, infatti, si parla di "riferimenti morali", di "valori comuni", sembra di essere persone di altri tempi, sospettate di voler tirare in ballo valori religiosi o la dottrina della Chiesa.
Premesso, naturalmente, che questi valori ci sono e che non bisogna aver paura di farvi riferimento, vien fatto di pensare a quali frutti può portare una cultura che, invece, riferimento non vi fa. Forse sono i frutti del nichilismo, del relativismo, della mancanza di prospettive e di speranze in cui è ormai immersa la società.
Potremmo anche non parlare di Gesù a Natale e contestare - come da qualche parte è avvenuto - presepi e crocifissi nelle aule scolastiche; potremmo proporre un'etica su misura delle proprie aspirazioni e dei propri pensieri, potremmo continuare a far passare per "valori" tante banalità che si dicono ogni giorno, ignorando, invece, i "valori" più importanti come la famiglia, la solidarietà, l'idea stessa di persona: potremmo fare tutto questo pensando di essere finalmente in una società "moderna".
Moderna ma stanca questa società; moderna ma senza molta voglia di guardare avanti, di guardare al futuro che, anzi, qualche volta fa perfino paura: forse non ci voleva nemmeno il rapporto del Censis per constatare queste cose, perché ce ne stiamo accorgendo ogni giorno.
E sono proprio queste constatazioni - che non possono ridursi a pessimismo o rassegnazione - a richiamare, all'inizio di un nuovo anno, la responsabilità di una testimonianza di speranza e di fiducia.
Forse è ancora una volta il Papa che ci indica la strada da percorrere, perché si possa vivere a testa alta e con il pensiero lungimirante di chi ha compreso che la riscossa della coscienza richiede che, nel percorso verso la verità, si attraversi con lealtà lo spazio del dialogo tra fede e ragione.
Con questi auspici, buon anno a tutti!
mons. Gilberto Donnini