edicola - articoli

Articolo 23/12/2007

IL NATALE BUONO


Ritorna anche quest'anno il Natale con tutto il suo accompagnamento di festoni, di luminarie, di negozi pieni di regali e di gente (anche se, poi, sembra che gli acquisti alla fine non siano tantissimi), cioè con tutta la serie di elementi che ci fanno dire: si tratta di una bella festa.
Ci sono, è vero, anche incertezze e preoccupazioni, ci sono casi dolorosi, ci sono angosce nascoste ma non per questo meno drammatiche ma prevale un senso di serenità e di bontà: anche il Vangelo che leggiamo nel giorno di Natale ci assicura che la nascita, la venuta di questo bambino che è Gesù è sorgente di gioia e di pace.
Certo, niente più di un bambino suscita sentimenti di amore, di gioia e di pace: di fronte ad una culla non c'è posto per odi, rancori o violenze. O meglio, non ci dovrebbe essere posto per queste cose perché non molti giorni fa abbiamo letto la notizia di un bambino miracolosamente salvato perché era stato abbandonato in un paese della nostra provincia, da una mamma che, evidentemente non condivideva questi sentimenti, in un cassone per gli abiti usati come un fagotto qualunque.
Ma lo sconcerto di fronte a un fatto come questo, quel bambino Gesù che nasce a Natale, in fondo, ci ricorda che nel cuore umano c'è qualcosa di non violento e quindi non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a un mondo che oggi è troppo pieno di violenza per essere un mondo veramente umano.
Ma quel bambino Gesù che nasce a Natale ci ricorda anche un'altra cosa che forse abbiamo dimenticato: corriamo il rischio di dimenticare che questa bontà e questa pace del Natale sono soltanto il segno, la manifestazione di qualcosa d'altro. Questa bontà c'è, c'è questa armonia del Natale perché c'è un bambino che nasce in una mangiatoia, nell'umiltà, nell'impotenza, nel nascondimento.
Il Natale buono, il Natale facile, se lo intendiamo soltanto così, può portare ad equivoci e ad illusioni: occorre ricordare che il Natale buono è soltanto il segno della bontà vera, quella di Dio che si è fatto uomo nella povertà e nella sofferenza. Non possiamo dimenticare che occorre passare attraverso la rinuncia ed il sacrificio se vogliamo arrivare alla bontà vera, occorre condividere fino in fondo la povertà di quel bambino, se vogliamo davvero sperare in un avvenire ricco di bontà e di pace per tutti.
Non dobbiamo, cioè dimenticare che la bontà e la pace che ci vengono proposte da Gesù e dal Vangelo sono state pagate al prezzo di una croce.
È allora con questi sentimenti che ci facciamo reciprocamente tutti gli auguri un BUON NATALE!

mons. Gilberto Donnini