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Articolo 18/11/2007

AVVENTO: SI RICOMINCIA


Con questa domenica la Chiesa inizia il nuovo anno liturgico, cioè quella serie di domeniche e di feste che fanno ripercorrere e ripresentano gli avvenimenti che hanno segnato la realizzazione del progetto di Dio di tirarci fuori dal male, dall'inquietudine, dall'incertezza, dal non senso della vita, per dare in Gesù, morto e risorto per noi, nuovo fiato e nuova speranza all'esistenza.
Con l'Avvento, infatti, comincia l'attesa del Natale, il primo atto di questo cammino che porta ad incontrarci con Gesù, con Dio finalmente presente in mezzo a noi.
E l'incontro con Dio è sempre un momento di giudizio e di verifica sulla nostra vita e, quindi, occorre essere pronti, essere preparati, occorre vigilare per non lasciar cadere nell'oblio e nell'indifferenza momenti che possono essere decisivi per l'esistenza.
È vero: di fronte alla realtà, al male, alla sofferenza, alla malattia, alla violenza - magari assurda come quella che si scatena anche in momenti che dovrebbero essere sereni, come quelli di una competizione sportiva condotta con lealtà e correttezza, e che invece troppo spesso diventano pretesto per dare sfogo a quella violenza che tanti sembra si portino dietro come una voglia - di fronte a tutte queste cose che imperversano intorno a noi, è facile la tentazione dello scoraggiamento e dello sconforto. E così si afferma una sensazione di paura: paura del futuro, di quello che il futuro può riservare e contro il quale sembra non esserci rimedio.
Ma l'Avvento e il Natale al quale ci indirizza aprono, invece, alla fiducia e alla speranza: di fronte a tante cose alle quali non sappiamo come porre rimedio e che finiamo per subire con atteggiamento fatalistico e rassegnato, esso preannuncia la presenza di Qualcuno che può dare fondamento, stabilità, saldezza, profondità - oserei dire - eternità alle nostre speranze.
L'Avvento, il Natale, la presenza di Gesù, dicono che tante nostre attese, tanti desideri sani di un mondo migliore e più umano, tutte queste cose non sono destinate a restare scritte nel libro dei sogni, ma che, nella presenza del Signore, trovano nuove ed insospettate possibilità di realizzazione.
Possibilità, però che vengono messe nelle nostre mani perché vengano realizzate; e questo dice che l'Avvento diventa attesa anche di uomini e donne che sappiano spogliarsi di una mentalità egoistica e violenta, per assumere - sull'esempio di Gesù - uno spirito e degli atteggiamenti di vicinanza, di solidarietà e di pace.
Questo significa che l'Avvento non è soltanto attesa del Signore che viene, ma che esso attende al varco anche ogni uomo ed ogni donna: uomini e donne che non si trattino più da nemici e da avversari, ma che sappiano farsi vicini a tanti altri uomini e donne come loro in attesa di un gesto di attenzione e di condivisione.

mons. Gilberto Donnini