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Articolo 04/11/2007

IL MISTERO DELLA MORTE


La ricorrenza dei defunti invita a qualche riflessione sul problema più grave della vita umana che è quello della morte: un problema che si pone a ogni persona che abbia un minimo di coscienza di se stessa.
Il fatto che oggi i "media" somministrino una razione quotidiana assai abbondante di morti di tutti i generi tende a smorzare e a banalizzare il senso tragico della morte. E tuttavia la morte fa ancora paura e perciò si fa ogni sforzo di non pensarci, tanto che per indicarla si ricorre ad una serie di eufemismi: così di un morto si dice che è "deceduto", oppure che è "mancato", che "ci ha lasciati". Dire semplicemente che "è morto" può significare mancare di buon gusto e spaventare i bambini (e magari anche gli adulti).
D'altra parte, per esorcizzare l'angoscia della morte si cerca di ricorrere ad alcuni surrogati (tipo la "notte di Halloween") o di renderla visibile il meno possibile: in passato la morte era un fatto "pubblico" a cui partecipavano tutti. Oggi tende a diventare sempre più un fatto "privato": molti muoiono in ospedali o in case di riposo, per lo più da soli e anche i segni di lutto sono ridotti al minimo e così, a poco a poco, viene escluso tutto ciò che, in un modo o nell'altro, può ricordare quest'ultimo traguardo.
Eppure, nonostante tutti gli sforzi che si fanno per nascondere la morte, soprattutto ai ragazzi - che hanno visto pigne di cadaveri "virtuali", ma che magari non hanno mai visto una persona morta reale - l'angoscia della morte è presente anche in quelli che, per l'età, potrebbero pensarci di meno. Anche perché, poi, questi fatti capitano e, se non è un omicidio, ci sono le morti per droga, per incidenti stradali che non lasciano indifferenti neppure i giovani.
La ricorrenza dei defunti, invita quindi alla riflessione, pone una domanda: la morte ha un senso? E la prima risposta è che essa non abbia un senso, che sia assurda perché contraddice l'istinto più profondo, quello di vivere e di vivere sempre. Per chi ha una visione dell'uomo non solo materialistica, ritenendo che sia corpo ma anche spirito, la morte resta un enigma.
In realtà, è un mistero che può trovare una risposta nella fede cristiana la quale afferma che l'uomo è creato ad immagine di Dio (che è il vivente, l'eterno) e quindi ha in sé un germe di vita eterna e la morte è entrata nel mondo a causa del peccato, cioè non per volontà di Dio ma per un esercizio sbagliato della libertà da parte dell'uomo. E la morte, causata dal peccato, è stata vinta da Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, morto sulla croce per noi e risorto.
Ma tutto questo avviene nel "mistero", cioè nella fede: in realtà le angosce e i timori che accompagnano la morte sono gli stessi per credenti e non credenti. Solo che, per il credente, la morte è illuminata dalla fede e sostenuta dalla speranza di partecipare con Gesù alla resurrezione.
È questo che viene richiamato dalla ricorrenza dei defunti: per chi crede in Gesù, la vicenda umana si conclude non con la vittoria della morte, ma con la vittoria sulla morte.

mons. Gilberto Donnini