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Articolo 30/09/2007
All'inizio di questo mese, dal 4 al 9 settembre, si è tenuta a Sibiu - una bella città della Romania - la terza Assemblea Ecumenica Europea (dopo quelle di Basilea e di Graz). Un evento che, forse ha avuto poca (se non pochissima) rilevanza a livello locale, ma che invece costituisce un passo importante nel cammino ecumenico e vale, quindi, la pena di sottolinearne almeno un aspetto.
Per costruire l'Europa dei popoli, delle culture e dell'apertura al mondo, è necessario un grande "sforzo comunicativo". "Tale impegno - scriveva il card Martini nella lettera Effatà-Apriti - tocca da vicino la vita delle chiese: è un impegno di comunicazione ecumenica"
E, nel contesto di questo incontro, è stata avviata una riflessione sul tema "comunicazione ed ecumenismo" che ha coinvolto i portavoce delle Conferenze Episcopali Europee (cattolici) e gli operatori della comunicazione delle chiese europee protestanti ed ortodosse.
Si è trattato della prima esperienza di questo tipo e, anche se è stata di breve durata, sembra da porre - soprattutto per le prospettive che apre - tra i frutti di questa assemblea ed è importante e utile cogliere il valore di questo primo passo, con una attenzione particolare al linguaggio.
Oggi si registra molta più cura e sensibilità di ieri nell'informazione che una chiesa cristiana dedica all'altra, a cominciare dalle questioni dottrinali ed ideologiche. Le differenze rimangono, ma cresce la cultura della serietà: le superficialità, i giudizi sbrigativi e i pregiudizi appartengono ormai solo a chi ha perso qualche pagina di storia e rimane alla periferia di una realtà in cambiamento.
Si raccontano, nei media cristiani, sempre più esperienze di dialogo e di condivisione sul territorio (ad esempio, anche a Varese, con la Marcia per la Pace). Si raccontano sempre più impegni condivisi per la pace, per il creato, i diritti umani la giustizia.
Non si ignorano o sottovalutano le differenze - anche a Sibiu sono emerse - sui grandi temi della vita, della famiglia, della laicità. Su queste frontiere complesse, tuttavia, sta cambiando il tono e cresce lo sforzo di tenere alto il livello del confronto sull'essenziale.
Un'eco di tutto questo si coglie, per quanto riguarda la chiesa cattolica, nel documento del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali dedicato ai criteri di collaborazione ecumenica e interreligiosa nei media. In esso si afferma che deve esserci "da parte dei servizi cattolici di comunicazione e di coloro che vi operano, il dovere di una informazione giusta ed oggettiva sul movimento ecumenico e sulle altre chiese e comunità cristiane: tale compito non dovrà mai impedire di presentare la pienezza e la specificità del messaggio cattolico, ma una più profonda conoscenza delle varie appartenenze religiose e delle diverse chiese e comunità ecclesiali cristiane, costituirà occasione per un dialogo rispettoso di ciascuna identità e della verità".
Da Sibiu è venuto, tra gli altri, questo segnale: l'Europa crescerà anche grazie ad una rinnovata comunicazione ecumenica.
mons. Gilberto Donnini