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Articolo 05/08/2007
All'alba del 1° agosto come in tante parti del mondo, anche a Varese in piazza Canonica, sono state rinnovate dagli Scout le "promesse" nel centenario dello Scoutismo.
Qualcuno forse ricorderà questo pensiero di Guy De La Rigaudie, morto a 32 anni per difendere la sua terra contro l'invasore nazista: "Segui la pista, tortuosa o dritta che Dio ti ha tracciato e non abbandonare - qualunque essa sia - questa via che è tua. Corri la tua Avventura con cuore ardito e generoso, ma quando venuta l'ora bisognerà occuparsi della sola Avventura che ha valore, il dono totale a Dio, accettala di buon grado: non c'è che Dio che conti".
Alle parole si affiancano i segni: la tenda, lo zaino, la strada e il fuoco che - ricordava Jacques Sevin, fondatore dello Scoutismo cattolico francese - rivelano l'alleanza del linguaggio Scout con quello della Bibbia. Anche molte esperienze di osservazione e orientamento nella natura e tra la gente, previste dal metodo educativo ideato da Baden Powell, rimandano al cammino del popolo ebraico verso la Terra Promessa ed esprimono una costante ricerca della verità. Da queste radici e da una educazione all'essenziale nasce la scelta del servizio: scelta di gratuità che si dispiega nelle diverse situazioni e stagioni di una esistenza. Un centenario non è fatto solo per celebrare, per ricordare e per rinnovare "la promessa".
Di fronte alla "emergenza educativa" richiamata anche dalla Nota pastorale dei Vescovi dopo il Convegno di Verona, lo Scoutismo, come altre associazioni, pone qualche domanda a se stesso, alla famiglia, alla comunità cristiana e alla società civile. Si chiede e chiede, ad esempio, come arrivare senza altri ritardi alla "normalità educativa", perché non si può pensare che per le nuove generazioni l'emergenza debba essere infinita.
Con il realismo che lo contraddistingue lo Scoutismo richiama l'abbondanza di parole sull'educazione e la scarsità di educatori, di persone disposte a spendersi, a formarsi con i giovani e per i giovani. Come vincere la paura di un impegno che assorbe, che non lascia molto tempo libero, che costringe a mettersi in dialogo con persone "difficili", che esige la pazienza del seminatore?
C'è troppa fretta nel volere risultati immediati, mentre l'educazione ha bisogno di tempo. Il centenario Scout diventa così una provocazione dell'intelligenza di una comunità cristiana. La carità intellettuale, in particolare, viene interrogata ed invitata a farsi carico della questione educativa in termini di volti quotidiani che sappiano dare continuità ai "momenti forti".
La Nota dopo Verona si pone in questa prospettiva, indica una pista affascinante con i cinque ambiti dell'esistenza umana che riconducono alla unitarietà della persona. Ripartire da qui può significare per lo Scoutismo e per la Chiesa italiana che si prepara all'Agorà dei giovani a Loreto, un passo avanti nella grande Avventura.
Le nuove generazioni temono la mediocrità, non la fatica. Ancora una volta, il 1° agosto, lo ricorda Guy De La Rigaudie: "Ci troviamo imbrigliati da ogni parte, mentre ci sentiamo fatti per l'infinito".
mons. Gilberto Donnini